LA ROSA MAGICA DEL DESERTO
Ismail aveva sempre amato il suo lavoro. L’eredità della famiglia lo aveva sempre affascinato e nella sua città Douz, alle porte del grande deserto del Sahara, aveva portato avanti il commercio delle rose del deserto, in attesa di tempi migliori e arrivi turistici.
La sua vita era rimasta semplice e tradizionale come il suo animo buono e sensibile. Il negozietto si affacciava in un vicolo tipico di quella zona, le mura bianche e un grande arco lo rendevano luminoso tra il contesto color sabbia e il cielo limpido e celeste. Una grande scritta era stata posta come insegna, l’aveva scelta tempo addietro e gli ricordava sempre il percorso affrontato.
Seduto nel muretto al di fuori del negozietto, ricoperto di tappetti tipici, la osservava riflessa alla vetrina del bar adiacente: “La rosa magica del deserto”. Aveva sempre amato donare una magia nelle vendite, un dono che potesse sempre rimanere e dare sostegno in tempi bui. La rosa da quelle parti aveva grande tradizione e credenza, nata da una leggenda, nel dolore, racchiudeva un grande amore e tante lacrime. Aveva sempre avuto dei riscontri positivi ed era diventato un vero e proprio porta fortuna per i viaggiatori d’oltremare.
I genitori avevano creato questa attività quando lui era piccino e gli avevano sempre raccontato della nascita del commercio delle rose del deserto. Il nonno era un grande raccontastorie e aveva diffuso la leggenda di un grande amore spezzato racchiuso in quel souvenir che racchiudeva ogni giorno la sua quotidianità.
Erano anni di povertà e il paese iniziava a svuotarsi. I giovani andavano alla ricerca di fortuna e grandi naviganti avevano convinto i poveri commercianti a chiudere e andare in penisole lontane. Nelle coste accorrevano in molti dopo essere stati radunati in estesi campi. Venivano richiesti grandi esborsi dalle vendite di case, negozi e averi, investivano nel viaggio della speranza ogni futuro atteso di rinascita. Aveva cercato di dissuadere molti di essi, aveva sentito voci da conoscenze e da lettere ricevute. Molte erano le persone scomparse in mare e altre sfruttate in terra. Non era la terra promessa quella che molti si erano ritrovati e neanche la cultura a cui erano stati abituati da piccoli. Le tradizioni diverse, la lingua e la semplicità rendevano la nostalgia sempre più potente.
Molti amici avevano conosciuto Ismail da piccolo e conoscevano quanto fosse legato alla terra d’origine. Ismail aveva seguito sempre la tradizione e amava usare i costumi tipici, donando un’immagine di bellezza a quanti arrivavano. Il turbante bianco tipico che sormontava il capo, risaltava sul suo colorito abbronzato e la folta barba. Gli occhi penetranti e scuri erano emblema profondo e trasportavano con forza nel misterioso deserto. Amava abbinare delle tuniche turchesi con fasce in vita come arricchimento al vestito tradizionale.
Era deciso a sconfiggere l’esilio e a raccontare fino in fondo a cosa andavano incontro le sue genti. Doveva escogitare qualcosa e coinvolgere quanta più gente possibile. La bellezza risiedeva nel territorio e nel saper fare, i suoi genitori gli avevano insegnato sempre a credere ed amare. Nelle piccole cose invisibili e insignificanti poteva nascondersi una magia incondizionata. Aveva un compito difficile ma voleva diffondere la magia come faceva con la sua piccola attività. Nel ripostiglio del negozietto esisteva una piccola dispensa dove teneva custoditi dei piccoli ricordi dei suoi nonni. Decise di rovistare per vedere se gli potesse venire in mente qualche idea. in passato le sue genti vivevano in allegria e lui voleva risvegliare la naturalezza del territorio.
C’era un disordine immenso, era tutto stato deposto tempo fa senza un criterio per mancanza di tempo e voglia. Nessuno aveva mai messo mano a quanto c’era. La maggior parte delle cose erano documenti riguardanti l’attività ma lo sguardo andò verso un piccolo cofanetto e un album posto sotto. Un oggetto con colori particolari era insolito, un verde smeraldo con pietre incastonate color ambra. Decise di prenderlo, non pensava potesse esserci qualcosa di prezioso conservato. Aprendolo la curiosità si spense:
“Ecco lo sapevo… Cosa mai avrei potuto trovare dentro quel cofanetto. Devo smettere di illudermi”.
Prese l’oggetto dal cofanetto e lo osservò.
“Una rosa del deserto. Certo! Cosa se non una rosa del deserto”.
Depose la rosa dentro il cofanetto e lo richiuse perdendo le speranze.
“Per oggi non ho voglia di fomentare illusioni. Vado fuori, non mi resta che pensare ai miei problemi e all’attività”.
Ismail era giù di corda. Sapeva che lui da solo non avrebbe avuto la forza di fare nulla per cambiare le cose. Una lacrima gli solcò il viso.
Passò in quel momento una giovane ragazza, era mora con i capelli ondulati e scuri. Portava un vestito lungo dai colori sgargianti tra il rosso e il giallo. Era semplice ma con un sorriso illuminante.
“Scusi è lei Ismail?”
Lui sollevo il viso e la guardò.
“Si, posso esserle d’aiuto?” Era incantato e allo stesso tempo intimorito.
“Mi chiamo Hamina. Mi hai chiamato per risolvere il tuo dilemma.”
Ismail la guardava e iniziò a ridere di cuore.
“Scusa se rido ma questa è troppo forte. devi avere sbagliato persona. Io non ho chiamato proprio nessuno. Qui ci sono tanti Ismail prova da un’altra parte.
Adesso era la ragazza che lo osservava. Allungò la mano e la pose nel suo viso.
“Qui è passata una tua lacrima e io sono arrivata. Sono Hamina e sono qui per te.”
Adesso Ismail la osservava di nuovo con sospetto.
“Mi hai controllato. Cosa vuoi? Non ho niente nel mio negozio da darti. Io sono povero”
“Hai la rosa del deserto. Non una rosa qualsiasi ma un fiore che porta in sé un potere magico. La tua lacrima e le tue mani hanno risvegliato la sua anima che si è ripresentata per guidarti e accompagnarti fino a quando le tue forze riavranno acquisito fiducia.”
Ismail era sorpreso. Sapeva bene che parte di quel discorso non poteva essere nato dal niente. Aveva narrato situazioni appena successe e il nome della ragazza era familiare, forse da qualche racconto passato. Ritornò nel magazzino e osservò il cofanetto e l’album. Decise di prenderli ma aprendo si accorse che la rosa era svanita. Prese allora l’album, lesse una data riportata… 1850. Delle foto erano incollate e raffiguravano il nonno con una ragazza…era Hamina.
Corse fuori e Hamina gli sorrise.
“Non dire niente Ismail. E’ la magia della rosa. Mostra il tuo cuore e iniziamo il cambiamento.”
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