ASTEROIDEA
Gabriele si svegliò improvvisamente. Una voce gli risuonava in continuazione nelle orecchie.
“Gabriele svegliati! Ho visto Pandagian. Gabriele alzati!!”
La voce della moglie non voleva smettere. Al rientro dal viaggio in Indonesia era rimasta ossessionata dalla storia che aveva sentito durante la settimana trascorsa in un piccolo villaggio in riva al mare.
Eravamo partiti con la speranza di aiutare gli abitanti del piccolo villaggio, avevano attraversato ore di terrore durante l’inondazione. L’organizzazione di beneficenza aveva reclutato più persone possibili per poter partire in aiuto per la ricostruzione e il sostegno alle genti e ai bambini rimasti orfani.
Il villaggio era semplice, le casette in legno sembravano immerse nel verde rigoglioso. Molte non avevano retto all’impatto dell’acqua e regnavano sul terreno tramortite in un disordine che disorientava. Era difficile pensare a come il territorio potesse essere prima di quell’evento, sembrava che la natura avesse riportato all’origine la sua sembianza nella materia naturale.
Era comune costruire con materiali comuni e presenti, niente era artificiale o inquinante, tutto richiamava al territorio come la cultura stessa. Gli abitanti del piccolo villaggio erano legati alle credenze, agli dèi della natura. La forza del cielo e delle stelle, la forza della luce e del sole indicavano i cicli naturali che regolavano il tempo.
“Gabriele mi stai ascoltando?”
I ricordi continuavano e riportavano alla mente una famiglia distrutta che non pensava agli averi ma ricercava instancabile una figlia persa e mai ritrovata. Le genti avevano trasmesso durante la distruzione racconti tra i più giovani come sostegno alle persone disperse per alleviare il dolore.
Pandagian rimaneva la storia più consona e diffusa. Credere che una persona potesse rivivere in una trasformazione terrena e in questo caso in piccole lucciole poteva donare conforto e far sognare. Gabriele aveva riscontrato nei suoi lunghi viaggi, molte credenze in merito, di solito si associava un caro ad un animale domestico o a diversi animali presenti in natura secondo le diverse circostanze. La storia di Pandagian rievocava le credenze naturali con le sue forze, l’amore con la scelta di vita e la speranza dell’eternità.
“Gabriele seguimi. ho bisogno di farti vedere una cosa”
Maria lo strattonava e riuscì finalmente a convincerlo a seguirla. Era solita recarsi la mattina presto in riva al mare per passeggiare e distogliere la mente. L’aria salutare e i colori dell’alba le donavano una grinta positiva per un inizio di giornata. Erano rimasti pochi istanti prima che i colori inconfondibili che abbracciavano la notte con il giorno, potessero scomparire.
Gabriele era ancora intorpidito dal sonno, non amava alzarsi presto e la stanchezza superava la voglia di fare. Aveva sempre avuto un risveglio lento, si era sempre sentito diverso dalla moglie che sprigionava entusiasmo dal primo piede adagiato a terra al risveglio.
Arrivati in spiaggia, Maria gli indicò subito la direzione. In lontananza si intravvedevano tante piccole lucciole che unite creavano una sagoma femminile. Si muovevano all’unisono lentamente creando una danza trasportata dal suono scrosciante del mare che sussurrava in riva il suo canto.
Gabriele si stropicciò gli occhi incredulo. Non amava farsi prendere alla sprovvista o farsi emozionare da un nonnulla. Preso da un’emozione indescrivibile fece un gesto improvvisto. Prese un sasso e lo scagliò verso la direzione indicata. Il sasso attraversato da un bagliore del primo raggio di sole formò una scia che trafisse l’immagine portandola a terra.
“Cosa hai fatto? Ti sembra il modo di comportarti?” Maria era risentita dal suo modo di fare. La freddezza che lo contraddistingueva non aveva rispetto delle credenze o immagini bellissime che la natura potesse offrire.
“Adesso mi spieghi cosa intendevi fare?” Gabriele la guardò e si mise a ridere.
“La devi smettere di sognare e credere a tutto. Hai visto cosa è successo? Tutto è svanito. Vieni ti porto vicino e ti faccio vedere come una nube di insetti possa formarsi e spostarsi. Cosa pensavi che fosse? Sembra che la mattina tu prenda altro e non latte!!”
Si avvicinarono sul punto indicato e nulla era presente di strano. Era presente solo la sabbia che proteggeva in un caldo abbraccio una piccola stella marina che ai raggi del sole diveniva rossa e splendente. Era raro ritrovarne ma quando succedeva rimaneva sempre sorprendente agli occhi di chiunque.
“Povera stella, si deve essere spiaggiata ed è morta. Una stella rimane sempre un’asteroide in terra.”
Gabriele la guardò e guardò il cielo, un grande carro sormontava sopra la loro testa gli astri.
Piccole gocce rigarono il volto, non erano lacrime ma scintillanti cristalli di sale che danzavano al vento.
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