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L’ortolana

di Giovanni Baldaccini
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Pubblicato il 04/02/2026 16:00:49

L’ortolana del podere accanto, con cui intrattengo una corrispondenza, mi scrive di carote e di zucchine. Legumi, anche (leggi fagioli, lenticchie, pisellini (ed insalate possibili alternate). Ovviamente patate.

Splendidi minestroni, dunque, con relativa indicazione di ricette, cui ricambio con notizie frammentate relative ai miei fantasmi preferiti (leggi Mozart e Bach). Libri, stralci, biografie, manuali, spartiti (che non ha letto, non legge, non leggerà, essendone incapace). Compenso con invii di dischi tratti dalla mia collezione, con preghiera di copiatura e restituzione (pronta, immancabile, immediata) sperando che le orecchie siano meglio degli occhi che non ha.

Una signora fragile di mente, ritirata in campagna per bisogno, avanti nell’età (nemmeno tanto), ma senz’altro con gli anni, piagati da dolore e inconsistenza (d’altronde di questi tempi privi di ogni tempo chi non potrebbe esporre piaghe simili?)

Lei non se ne vergogna e la sento mormorare nella sera, al fruscio senza suono dei cipressi  che svettano nella campagna intorno dove spesso si concede passeggiate, la sento mormorare – dicevo – con i soliti uccelli che la seguono (alcuni sul sentiero, altri le cime) di vecchie storie d’abbandono e peggio che lei evidentemente non trascura conservando frammenti.

Bisognerebbe, dico bisognerebbe (ma non ne ho alcuna sicurezza) sussurrarle con garbo che i figli prima o dopo se ne vanno ed i mariti transitano, come la morte insegna quando scavalca il mondo e porta altrove.

Tuttavia, i fagiolini di cui scrive sembrano alquanto integri e mi piacerebbe provarli, prima o dopo, a contorno di pesce, se solo lei pescasse.

C’è infatti un fiumiciattolo qui intorno (che suppongo casa di trote) frequentato dai suicidi del quartiere estremo della città al confine. Io lo conosco bene, per vecchia frequentazione d’altri tempi (di cui non intendo tuttavia dare alcun conto), le ho suggerito - dicevo - vivamente di evitarlo.

Scorre, però, lancia frastuoni scavando nuove strade tra i suoi sassi, con cascatelle e salti di giornata, adatte (credo) ai prossimi assassinii. quando vorranno cancellare i fatti che li rendono tali. Ma nello scorrimento lancia voci e chi le ascolta apprende cose di cronache cancellate, almeno per alcuni. E mulinelli, gorghi, piantagioni (dintorno) di cipolle che servono per piangere. Ovviamente salici.

Quanto a me, dalla casa in cui non vivo, la osservo per inganno di me stesso, fingendo di avere almeno qualche cosa (osservazioni, dico, e passi di pensieri) diverse dai miei soliti maneggi di musiche di tempi sorpassati. Ma che si vuole, il tempo se ne va, e a un ascolto attuale, con lui la musica.

Le scriverò di spegnere la radio (o per lo meno di tenerla bassa) per evitare quelle cose orrende che inquinano quest’aria già inquinata con martellanti ripetizioni di non senso.

Tuttavia mi correggo: le scriverei, se soltanto esistessi.


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