Bisogna riconoscere ciò che si vuole da quello che non si sopporta; non è così?
Io ritengo intollerabile l'estate, checché ne dicano i più: la stagione peggiore di tutte, la più perfida e instancabile.
Il fatto è che, in un misto di amarezza e malinconia, la sensazione che provoca in me nausea tuttavia ridesta ugualmente il suo dolce sentimento di giovinezza, il trionfante eroe a cui non posso desistere.
Ciascuna stagione mi rende moribondo, ma l'estate occupa un ruolo di rilievo, un tedio primario nella misura in cui il suo prestigio mi turba e mi confonde.
Mi duole il tribalismo delle genti, la trivialità dei ricordi dai quali traccio un esito sconfortante, alienanti com'erano.
In estate l'attimo faustiano tiranneggia giacché tutto si perde nell'angolo buio del proprio cuore.
A discapito della primavera di Tonio Kröger, durante la stagione estiva si è interamente sommersi dalle passioni, la cui viva essenza si manifesta in ogni circostanza della quotidianità, tanto da determinare con i suoi vincoli assordanti la sottomessa azione individuale.
Si vive male perché si è presi da ogni genere di sensazione, persino la più riluttante, e sebbene il suo gusto estetico sia invadente e seducente, nondimeno travolge ogni genere di natura artistica.
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