La teca di cristallo
Era seduto senza fiato e forze. Aveva passato tutta la notte al freddo, impotente. Una passante sorpresa di vedere un bambino solo a quell’ora del mattino, chinatasi verso di lui gli si rivolse con affetto.
“Ciao hai bisogno? Cosa ci fai a quest’ora del mattino da solo? Se vuoi posso accompagnarti a casa.”
Il bambino sollevò il viso e la osservò con attenzione. Oramai era abituato a quelle frasi e gesti. I bambini fanno sempre compassione e le persone si fermano più facilmente. Mattia era stanco di dare spiegazioni ma soprattutto di essere un bambino.
“Grazie dell’attenzione ma non ho bisogno. Mi sono fermato un attimo prima di rientrare a casa.”
Era l’unica frase che aveva escogitato negli anni e che otteneva sempre buoni risultati per all’allontanare le persone. Non serviva a niente raccontare e nessuno avrebbe dato peso alle sue parole.
Oramai erano passati dieci anni dall’incantesimo della tecca. Era stato tramutato in bambino per aver osato rubare una rosa rossa. Non aveva mai capito cosa avesse di tanto importante il fiore ma sapeva soltanto che da quel giorno si era ritrovato rinchiuso in un limbo infantile. Aveva ripercorso con la mente più volte l’accaduto. Si era soffermato in un bellissimo giardino, profumava di fresco e i colori infondevano gioia e allegria.
Voleva fare un regalo ad una ragazza che considerava bellissima ma non avendo soldi aveva pensato di prendere un fiore dal giardino. C’era una grandissima scelta, i fiori erano tutti invitanti e delicati, smuovevano i loro petali e danzavano all’aria.
Mattia era estasiato e girava in tondo per decidere il da farsi. Non conosceva a chi appartenesse il giardino ma aveva sentito delle voci sulla proprietaria. Era una donna sola, schiva e triste, non esaltava bellezza e femminilità ma era risaputo che la generosità era di casa. Il giardino era stato ideato per sé ma anche per gli altri. Aveva perso un bambino e tutto ciò che la rendeva felice era donare un sorriso a qualsiasi bambino si sentisse triste. Donava un fiore, ognuno aveva un carattere e ogni colore rendeva unico un momento, il singolo gesto. Solo uno era il fiore protetto ed unico, era racchiuso in una tecca di cristallo e così si diceva dovesse rimanere.
Mattia era esaltato da tanta bellezza ma per fare colpo voleva prendere e donare un fiore unico. Così ricordando le dicerie pensò di cercare il fiore proibito. Girò in lungo e in largo fino a quando arrivò in una piccola capella racchiusa in una grotta. Era buia e nella sua particolarità era attraversata da un piccolo rigagnolo che nella roccia aveva creato nel tempo muschi di un verde intenso. L’edera aveva ricoperto le pareti e i rami circostanti e solo in un piccolo e lieve raggio appariva una teca di cristallo. L’interno quasi impercepibile per le numerose gocce che discendevano nelle pareti davano all’occhio una visione distante e vaga di un rosso acceso. Era una rosa timida e forte, triste ma corazzata nella sua difesa di spine.
“Eccoti! Sei finalmente mia e diverrai libera e felice”
Allungò la mano e strappando l’edera che la racchiudeva la spinse a sé senza rendersi conto che era ancorata a terra. Un urlo stridulo risuonò, lo avvolse in una tecca di cristallo e lo trasformò in bambino.
“Hai osato valicare il proibito. La rosa era racchiusa e tu l’hai liberata, era nascosta e tu le hai donato luce, era protetta e l’ha esposta alle intemperie, era riparata e ora è in pericolo, era magica e hai svelato l’incantesimo. Potevi scegliere qualsiasi fiore ma tu hai risvegliato l’unico che giaceva, che non voleva essere destato. Ora dovrai portare con te il pianto del bambino fino a quando non né capirai il senso”.
Mattia aveva ripercorso più volte quel momento e le parole. Aveva deciso quella mattina dopo dieci anni di ritornare nel giardino che aveva evitato e non aveva più voluto rivedere.
Il cancello era aperto. Sembrava che un vento lo sospingeva e lo richiamava. Nulla era destato e la memoria sembrava rivivere il passato. Si recò nella piccola grotta e vide per terra la teca come l’aveva lasciata diversi anni prima. Nessuno sembrava aver più toccato o spostato niente. Il tempo aveva ricoperto di fango e polvere il cristallo e all’interno non sembrava più presente la rosa. Sono un ramo secco e delle spine erano adagiate smorte a terra. Anche l’edera aveva interrotto la sua crescita e il piccolo rivolo d’acqua si era prosciugato. La vita sembrava interrotta in un piccolo ritaglio di terra. Si adagiò a pensare e ad osservare. Capì ciò che aveva fatto ma soprattutto interrotto. Aveva strappato la linfa che nutriva la vita e la terra, una linfa misteriosa, aveva portato tra la bellezza dei colori, il buio e la tristezza, un attimo aveva cambiato il decorso e il gesto tolto bellezza senza diritto né proprietà.
Era sperduto nella tristezza, tutto sembrava perduto. Prese il ramo secco e decise di porre come una vita una degna sepoltura. Nell’afferrarlo si punse e sgorgo una goccia di sangue che racchiuse la piccola fossa creata. In quell’istante un piccolo germoglio apparse e Mattia scosso lo osservò incantato. Aveva ancora davanti a sé la piccola teca che decise di adagiare a riparo della nuova vita. Lacrime iniziarono a sgorgare creando il piccolo rigagnolo e l’edera prese a ricrearsi. Mattia allora capì e con lui i passi divenuti oramai adulti, rifiorirono di protezione.
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