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Nebbia

di Giovanni Baldaccini
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Pubblicato il 26/02/2026 17:58:26

 

Quindi mi oscuro. Come spesso la nebbia, che la sera travasa tra limoni e i campi degli aranci dove una volta il sole. O nei fondi di fragole: ristoro.

Non è facile farlo. Occorrono condizioni particolari, molto umido e caldo come frammenti di evaporazione. Che rappresento, quando mi spando intorno. Inutile cercare direzione: sfumo dovunque.

Piuttosto, orizzontarsi al suolo. Provate a camminarmi nella sera, quando il buio s’abbassa ed io l’addenso, tra goccioline che non puoi toccare, che se provi scompaio. Per ritornare subito: circondo. Un senso di oppressione: la mia specialità.

Faccio provare quello che io provo. Non crediate sia comodo: essere nebbia assale. E lo sforzo, la fatica, l’indistinto, l’impalpabile vaneggio asostanziale. D’estate un bagno turco; d’inverno raggelare.

Muoversi adagio nell’ovattato nulla: faccio sparire il mondo con i suoni. Induco anche, qualche volta: pensieri.

Se mi incontrate in mare, meglio arenarsi e lanciare segnali di soccorso. Difficile, però. Soltanto io conosco la posizione, ma la scordo: non posso trattenere.

Se un bosco, legatevi a qualcosa: faccio smarrire.

Densa polpa sognante, a volte stimolo: generalmente sentimenti ambigui.

Quando palude, sguazzo. Mi piace il remo lento dentro l’acqua: spande rotondità di confusione. E gli uccelli ovattato ottundimento. Luna a tratti: baratri tremolanti di tremore. E le ombre dei rami, inestimabile fraseggio senza voce. Solo talvolta: vento. E mi sparge la veste.

Chiudo: ogni tuo luogo accanto. Se sai guardare apro assurdità. E finestre di notte, quando da casa affacci il mio torpore e un senso lento ti compare dentro, come fosse una nenia, una madre diversa, una stesura sparsa sulla neve, dove non senti i passi.

Diffondo dimensioni non formali, come soltanto i sogni, dove a volte mi vedi e ti risvegli.

Spargo: poche luci soffuse, dove tutto è di sera e la passione stenta, incapace di trovare una figura.

Spengo: sofferenze di testa. Dentro di me si viaggia l’irreale. Annullo le stagioni della vita e tu diventi vago: una visione inedita.

Taccio: con la tua solitudine in te stesso e rendo assente quello che affatica. Se mi segui riposi.

Formo allucinazioni se assecondi.

Da me non posso nulla: mi rattristo. Per questo scendo la valle e ti circondo e se sei in alto ti raggiungo in volo. Sono una fantasia se mi attraversi e rivoltiamo il mondo.

Raccoglimento, quando mi serro intorno ad una pieve.

Non portare una lampada: certe volte pudore.

 

 

 

 

 

 


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