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Una Solitudine Duale

di Simone Tinari
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Pubblicato il 20/03/2026 22:22:12

Nessun essere di buon cuore, in accordo con il pensiero lucido e dotato non necessariamente d'ingegno, può sottovalutare ciò che persiste d'inquieto nella solitudine. 

L'uomo solo, con una lingua che non può esprimere, sente una vertigine che soffoca ogni proponimento positivo. 

La solitudine, ab antiquo, è la paralisi o l'abisso più intimo e inevitabile che sia toccato in sorte: di statuto non intercambiale, è pura necessitas.

Rozzi e filosofi, tutti indistintamente figli della semplice umanità mortale priva di redenzione.

Abbandonati a noi stessi nessuno ci vuole bene: nulla ci tocca perché niente culla le nostre afflizioni. Ma a piccoli passi, procedendo per gradini, questa tediosa catena di turbamenti soffoca e implode sulla stessa struttura che la reggeva.

Lio gravita nel non-io tra la vita e la morte, e tra vaghe e confuse sensazioni di cumuli di carcasse questo limite infrangibile si dimena; accoglie nella sua prepotenza occulta, talvolta, un miracolo che agita il vagabondaggio-foglia della sua cittàdella interiore.

La torre d'avorio, che includeva l'errare nei monti al di là dell'orizzonte immanente, incontra contro ogni aspettativa un'irreligiosa profezia messianica.

Come accade a Nietzsche con Spinoza, anch'io sono suggestionato!

Stupito e sbalordito come il fascino di un bambino sedotto dai suoi nuovi giochi: tali avventure da apprendere, nonché sperimentare, per immergersi fino a "dimenticare" la parte blanda di sé stesso!

Sono rapito dall'esistenza di un uomo che mi ha preceduto in forza della sua indescrivibile rarità.

Che razza di persona ero senza di lui!

Pessoa non lo conoscevo minimamente.

Che perdita ho subito per anni a causa della mia incomparabile solitudine!

Essa, spessissimo, mi ha fatto mancare il respiro, sudare fino alla malattia e sputare il sangue dell'abbandono a me stesso, questi divenuto "numinoso".

Da tempo, ormai, convivo in una solitudine duale, un destino intercambiabile.

Coesisto intensamente con il luccichio di un mio simile, lottando quotidianamente contro il brulichio sistematico dell'esistenza-panna e amorfa.

Senza Pessoa sarei un insignificante atipico: un'anomalia struggente.


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