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sessanta anni di elezioni

Argomento: Politica

di Catello Nastro
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Pubblicato il 28/04/2008 21:51:41

SESSANTA ANNI DI ELEZIONI
DAL 1948 AL 2008 COSA E’ CAMBIATO???

Nel 1948, essendo io medesimo nato nel 1941, avevo appena sette anni e quindi della politica non me ne fregava proprio. Uso il termine “fregare” perché molto in voga negli anni precedenti. Cioè quando c’era lui caro lei… Adesso lui è tornato. Non rappresenta più l’assolutismo dittatoriale, ma l’esempio più bello della democrazia americanizzata. Don Silvio, a tratti, certamente non ha avuto le mie simpatie né i miei consensi. Ma nonostante l’apporto di un “uomo qualunque”, per usare un termine tanto caro al post monarchia, è riuscito a riprendere le redini delle sorti della nostra beneamata repubblica. Il muro di Berlino è stato abbattuto. L’Arcobaleno ( in francese arc en ciel)è diventato improvvisamente grigio, la stella di Arbore è ritornata di nuovo a brillare. Ritorno a ripetere quello che amo ripetere: “ La peggiore delle democrazie, è sempre preferibile alla migliore delle dittature.”. E dopo aver avuto la migliore delle dittature (sic!!!) non è che adesso abbiamo la peggiore delle democrazie. Ma voi avete mai sentito parlare di alternanza? Non è un nuovo ballo sud americano che imperverserà sulle spiagge della Versilia o delle Coste del Cilento. E’ solamente uno dei tanti fenomeni ( non so se positivi o negativi) della nostra novella stagione politica. Tu governi oggi e ti criticano perché certamente non puoi accontentare tutti. Quelli che non sono rimasti contenti del tuo governo, alle prossime elezioni ti votano contro e quindi vincono le elezioni gli avversari. Alla prossima competizione avviene la stessa cosa. I vincenti diventano perdenti per lo stesso motivo. Questo lo ha dimostrato gli Stati Uniti, la Germania, la Spagna, la Francia e molti altri paesi in cui la democrazia vige in tutta la sua democratica potenza.. Quaranta ore settimanale di lavoro sono troppi… bisogna lavorare trentacinque ore!!! Il povero lavoratore pensa che sia giunta l’ora della sua dismissione. Poi pensa: se io lavoro di meno, come cacchio faccio a guadagnare di più??? E poi ci sta il raffronto con gli immigrati extracomunitari, democraticamente detti “migranti”, che lavorano per quaranta euro al giorno, dieci - dodici ore, e poi devono lasciare dieci euro per il “caporale” e se non li lasciano accade come è accaduta il mese scorso ad un manovale clandestino marocchino che è stato sgozzato. Inesorabilmente. Ed allora fai il bilancio tra Bertinotti che ha detto, alcun tempo fa, che i lavoratori italiani devono fare trentacinque ore di lavoro la settimana e Luca di Montezemolo che ha detto che i sindacati difendono i fannulloni. Basta che un tuo operaio, regolarmente in regola coi suoi molteplici contributi, ti denunzia al sindacato, che subito scatta la molla. Il padrone e lo sfruttato: cioè l’operaio. Al giudizio legale ( nel senso della legge applicata…) l’operaio ha quasi sempre ragione, il padrone no, perché rappresenta il capitalista. Anche se si tratta del più sfigato degli artigiani, vittima designata di quella manipolazione genetica della legge del buon senso che è andata in vigore sotto il nome di “studi di settore”. Egli deve pagare. Anche a costo di chiudere l’azienda e di dichiarare fallimento. A questo punto bisogna aggiungere, che se fallisce un’azienda con mille operai, i problemi sono dello stato, ma se fallisce una piccola e disgraziatissima azienda artigiana , con due o tre operai, i problemi sono del “padrone”, o di quel disgraziato che ha avuto il coraggio – temerario – di voler creare dei posti di lavoro. Ed allora ricordiamo gli anni della contestazione quando si invitava a distruggere l’azienda del padrone, magari sabotando gli impianti e la struttura o anche la produzione. In conclusione, cari lettori, quelli che hanno cercato di fare la politica di governo e nello stesso tempo la politica di opposizione, sono stati inesorabilmente condannati dall’elettorato nella recente competizione. Non hanno creduto in loro i “padroni”, ma nemmeno gli operai. Forse se Berlusconi, parlando a Napoli tre anni fa, avesse promesso agli elettori campani non centomila posti di lavoro, ma centomila posti e basta, avrebbe vinto le elezioni. Se le ha vinto nel 2008, significa solamente che ha avuto maggiore credibilità che non gli avversari di estrema sinistra. E fra cinque anni ( o anche meno….) si vedrà. Forse ci sarà un’altra alternanza. L’onorevole Andreotti disse che il potere logora chi non ce l’ha. Forse aveva ragione. Fatto sta che queste elezioni, dopo sessanta anni, a dire la verità, non mi sono piaciute. Il candidato io lo devo guardare “dint’è palle ‘e ll’uocchie”. Mi piace vedere se è sincero oppure finge. E questo sistema elettorale non me lo ha concesso. Ma io ho votato lo stesso: Per chi? Non vi posso rispondere. Invoco la legge sulla privacy!!!

Catello Nastro

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