Le trincee del fronte orientale, nel 1917, erano un inferno di gelo e fango. Da una parte c’era Elias, un giovane contadino italiano tormentato dalla nostalgia dei suoi ulivi; dall’altra Anton, un orologiaio austriaco che sognava le montagne del Tirolo. Per due anni le loro esistenze erano state scandite dal fragore dei mortai. Nemici senza volto, combattevano per patrie lontane, separati soltanto da pochi metri di terra martoriata.
In una gelida alba d’ottobre, durante un assalto, Elias rimase ferito e intrappolato in una dolina. Tremava per il freddo quando udì dei passi avvicinarsi. Era Anton. Il fucile era pronto a sparare e nei loro occhi si rifletteva la stessa paura. Ma, proprio mentre stava per fare fuoco, l’austriaco notò al collo del giovane una piccola medaglia d’argento raffigurante un angelo.
Anton rimase immobile. Anche lui ne portava una identica.
Non si dissero nulla, non ne avevano la possibilità. Eppure quel silenzio bastò. L’austriaco porse al rivale un po’ d’acqua e parte della sua coperta, poi svanì tra il fumo della battaglia. Quel gesto inatteso salvò Elias, che venne recuperato dai commilitoni durante la notte.
Quando il conflitto terminò, entrambi tornarono alle loro occupazioni. Le uniformi finirono dimenticate insieme ai fucili. Elias riprese il lavoro di falegname nel suo paese friulano, mentre Anton tornò a riparare orologi a Innsbruck. La guerra sembrava ormai soltanto un incubo lontano.
Cinque anni più tardi, il destino intrecciò di nuovo le loro strade. La fabbrica austriaca per cui Anton lavorava concluse un accordo con un fornitore di legname del Friuli, e lui venne incaricato di controllare la qualità del materiale.
Appena entrò nella piccola bottega italiana, riconobbe subito quel volto segnato dal tempo, ma impossibile da dimenticare. Elias, osservando lo straniero davanti a sé, ritrovò gli stessi occhi gentili e impauriti di quella mattina sul fronte.
Non ci furono accuse né rancore, soltanto un lungo silenzio carico di stupore.
Anton tirò fuori la sua medaglietta. Elias fece lo stesso.
“Eravamo fratelli in una follia che non ci apparteneva”, disse l’austriaco in un italiano incerto.
Con gli occhi lucidi, Elias gli versò un bicchiere di vino locale.
Quella che era nata come una vicenda di odio imposto si trasformò in un’amicizia sincera. I due ex soldati compresero che la vera patria non erano i confini disegnati sulle mappe, ma l’umanità condivisa che li aveva salvati. E così, per uno strano scherzo del destino, due nemici divennero fratelli, dimostrando che, quando la guerra finisce, ciò che davvero rimane è soltanto il desiderio di pace.
N.d.A.: Nomi e fatti sono frutto di fantasia, ogni riferimento è puramente casuale.
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