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Il piccolo libraio di Archangelsk

Romanzo

Georges Simenon
Biblioteca Adelphi

Recensione di Giuliano Brenna
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Pubblicato il 24/08/2012 12:00:00

Il signor Jonas il libraio della piazza del Vieux-March, metodico e sistematico, quale pu essere un libraio e, soprattutto, un filatelico. Egli vive una tranquilla e dignitosa esistenza, a fianco della giovane ed irrequieta moglie Gina, dallincedere ancheggiante e soffuso di caldo afrore ascellare. Un giorno Gina sparisce, forse una delle sue solite scappatelle, tanto che il marito non si agita pi di tanto, ma per salvare le malconce apparenze comincia a mentire al vicinato dicendo che la consorte in viaggio nella citt vicina per visitare una amica della quale si sa essere dai facili costumi, un po come Gina, ma in questo caso estranea alla sparizione. Sconcertato, il libraio, scopre che la moglie partita senza bagagli ma senza dimenticare di portare con s i pezzi pi rari della collezione di francobolli, dallelevato valore ma assolutamente intraducibili nellimmediato in danaro contante. Col passare dei giorni e col prolungarsi dellassenza della donna il sentire comune del popolino del Vieux-March comincia a mutare sino a sfociare in un vero e proprio odio verso il piccolo ed innocente libraio, il quale si sente lentamente ma inesorabilmente escludere da quello che stato sino quel d il suo microcosmo. Ambiente dal quale non si mai voluto staccare, considerandosi parte di quella variegata societ che aveva accolto la sua famiglia esule dalla Russia in rivolta. Il signor Jonas nelle angoscianti ore dellassenza di Gina rivive la sua esistenza, soffermandosi sul matrimonio con la donna, gi additata dai pi come leggera ma sposata forse proprio per porla al riparo dalle maldicenze e per tentare di aiutarla. Col matrimonio luomo rammenta di come, quasi in segreto, ha abbandonato la religione ebraica per diventare cristiano, per essere ancor pi intimamente parte di quel nucleo nel quale la sua esistenza si inserita. Lunico legame che serba con la Russia un album di francobolli, sterile sostituto del pi tradizionale album di fotografie. Jonas sente di essere parte integrante della vita della piazza del mercato ove la sua bottega affaccia, accanto al caff e agli altri negozi. Quel che non sospetta il nostro protagonista che la sparizione di Gina rimetter in moto lodio sordo e cieco che le folle hanno verso il diverso, lestraneo, lalieno. Nelle ore che si susseguono, nella mancanza della consorte, Jonas si sente catapultato fuori dalla societ di cui era convinto di essere parte, il suo essere Russo, ebreo, colto diventano improvvisamente fardelli dal quale impossibile liberarsi e che lo porteranno sempre pi a fondo. Paradossalmente Jonas verr giudicato aspramente per il suo non voler giudicare, per il cercare di capire, per la sua diversit di vedute rester schiacciato proprio sotto quel che lui non vuole fare od essere. Sar banale definire perfetto un romanzo di un grande scrittore come Simenon, ampiamente riconosciuto da chiunque come grande romanziere? Io lo dico, sottovoce, per sottolineare la perfezione della costruzione del romanzo, che sembra quasi matematico, dalle proporzioni esatte, nella lunghezza, nella divisione tra le varie parti, nelle descrizioni. La trama assolutamente geniale, riesce a portare alla luce sentimenti comuni e che purtroppo capita sovente di vedere da una angolazione originale. La narrazione inizia in modo quasi lento, regolare, e a qualche diecina di pagine dallinizio al lettore sembra che il romanzo si sia esaurito, a quel punto che iniziano le sorprese, la scrittura accelera, comincia a modificare la sua struttura, dopo il viaggio in Russia con la famiglia di Jonas, latmosfera cambia. Pagine che sembravano di quieta attesa diventano pi minacciose, latmosfera diventa cupa, la scrittura si fa pi tesa, la tranquilla meticolosit del protagonista pare a tratti rasentare la follia; la linea di demarcazione che separava buoni e cattivi, verit e menzogna, sospetti e certezze si va scolorando, sparisce alla vista del lettore e del protagonista, giungendo ad un parossismo di tensione e sospetto che mi ha ricordato certi film di Hitchcock. Il linguaggio rispecchia fedelmente quel che doveva essere la conversazione nelle cittadine francesi dellepoca, siamo nel 1956, laddove salutare una persona aggiungendo o meno il cognome faceva una grande differenza; Jonas capisce di essere perduto agli occhi della societ quando viene salutato con un semplice Buongiorno anzich labituale Buongiorno signor Jonas simbolo di rispetto e di appartenenza, ed il protagonista pi di ogni altra cosa sente la mancanza di quel signor Jonas  attestato di cittadinanza al Vieux-March. Il romanzo scorre veloce nella brevit delle sue 172 pagine ottimamente tradotte, con ritmi quasi da cronaca giornalistica, sebbene siano presenti tutti gli elementi che danno grazia ed eleganza ad un bel romanzo; tuttavia lassoluta mancanza di ironia o di alleggerimenti dai fatti suscita nel lettore un senso di grande seriet, a volte quasi di cupa oppressione, dimostrando la maestria di Simenon nel creare un romanzo anche con le impressioni che riesce a trasmettere tra le righe, anche con il non espressamente detto. Il senso crescente di cupezza claustrofobica rispecchia nel lettore quel che il sentire del protagonista.



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