Vagando, senza aver più tempo, sostanza o propulsione, mi sono fermato sull’orlo di un buco nero: il paese in cui vivo.
Vivrei, dovrei dire, se vivessi, perché sull’orlo di un buco nero la vita si arresta. Anche la morte. Nulla accede; nulla.
Sull’orlo di un buco nero la forza gravitazionale è talmente intensa che il tempo si arresta. Nulla fluisce più. Immoto tutto. Mi tengo al margine; se entrassi, neppure quello.
Non entrare significa problemi; se mancassero non lo eviterei.
Evitare. Problemi. Al Nulla non importa: me li risolve lui. Lo fa in un modo semplicissimo. Li annulla.
Ora guardare fuori. Passano eventi, ad incredibile velocità. Dal buco lo scorrere del tempo è conseguenza; all’immobile si contrappone un fluire incredibile, talmente veloce che quasi non te ne accorgi. Tutto passa in un attimo; questo significa che il tempo è relativo, come l’universo. Sovrapposizioni, allora, di galassie e di storia. Cosa ci vuoi capire…!
Lì fuori: ogni tanto ci vado. Cioè, salgo in auto e sposto il mio sostare verso dove respiro la vita che fluisce nel mio respiro che può respirare. Mi fermo ad un caffè, prendo un cognac, leggo di chi è passato. Guardo altrove.
Chiacchiere intorno. Volti non risolti parlano di dove stavo, cioè di nulla. Allora mi ripiego, avvolgo ciò che sono, lascio il giornale da poco comperato, risalgo per scoprire che non mi sono mai allontanato. Pochi attimi di deviazione non sono un mondo.
Dove allora? E un mondo c’è mai stato? Quando esistevi: una pausa diversa. L’amore ferma ciò che non esiste. Ti immette nel suo stare accantonati: una pausa diversa.
Certe volte si vive nella fine: l’amore quando manca è nostalgia.
L’esistenza si afferma in un sentire, pensare, esplicitare che rassomiglia all’essere di tutto, ma non è soluzione. L’amore non richiede soluzioni: è eterno. Come la gravità di un buco nero, dove persino Dio è scomposizione
Io ti amavo moltissimo, talmente da non saper rappresentare. Questo forse è l’eterno: non so rappresentare. Un assoluto privo di confini che diventa occlusione. Tutto rimane fuori.
Nonostante l’assenza, in qualche modo un tempo ancora esiste: il mio. Invecchio.
Accade giorno per giorno, anche senza il giorno. Si vede benissimo: si vede. E se si vede accade. Anche in un buco nero esiste realtà: molteplici gli addii.
Li vedi lì davanti. Vanno veloci, fuori dalla finestra. Il mio sembrare immoto è un’apparenza dovuta all’apparenza temporale. Invecchio e il corpo lancia segni temporali. Presto verrò da te.
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