Il sole filtrava a fatica tra i rami della vecchia quercia, disegnando ombre allungate sul tavolo di legno dove sedevano Ernesto e Chiara. Quel tardo pomeriggio d’estate rappresentava l’ennesimo capitolo di un’amicizia logorata da anni di conversazioni a senso unico.
“Dovremmo davvero definire cosa faremo a settembre,” esordì Ernesto, cercando uno sguardo che potesse tradire un’emozione reale.
Come al solito, Chiara distolse gli occhi, giocherellando con il braccialetto che portava al polso. “Ma sì, vedremo… le cose cambiano sempre così in fretta, non credi? Magari troviamo un’occasione migliore proprio all’ultimo momento.”
Ernesto sospirò. Era stanco di quella totale assenza di concretezza.
“Non parlo di occasioni, Chiara. Parlo di noi, dei nostri impegni, del nostro futuro. Hai sempre un modo tutto tuo per girare intorno alle cose senza mai prendere una posizione.”
Quella risposta riassumeva perfettamente la natura del loro legame. Chiara non era mai riuscita a essere del tutto sincera, né con lui né con se stessa. La sua insicurezza la spingeva a indossare maschere diverse a seconda del contesto, temendo il giudizio altrui a tal punto da evitare qualsiasi affermazione netta che potesse vincolarla. Per anni Ernesto aveva giustificato quell’atteggiamento, scambiando l’incertezza della ragazza per una semplice fragilità da proteggere.
Il silenzio calò pesante tra i due, interrotto solo dal fruscio delle foglie. Il tempo, tuttavia, aveva lavorato inesorabilmente per portare alla luce la verità. Quel silenzio prolungato non era più pacifico; era diventato uno specchio. Rifletteva l’abisso che si era scavato tra di loro: da un lato c’era Ernesto, che con i suoi discorsi cercava sempre la verità, la profondità e la condivisione reale; dall’altro Chiara, che continuava a fingere di non capire il punto fondamentale di ogni discussione, pur di non esporsi, di non rischiare e di non affrontare la realtà.
Ernesto, consapevole che quella sarebbe stata l’ultima volta in cui si sarebbero trovati a discutere in quel modo, decise di smettere di assecondare il suo gioco. Sapeva bene che le sue parole non scalfivano le difese di Chiara, ma voleva un confronto leale, l’ultimo possibile. La guardò fisso negli occhi, con un’intensità che la fece irrigidire, e le pose una domanda diretta, spiazzante e profondamente personale:
“Chiara, lasciando da parte le frasi fatte e le vie di fuga, hai mai provato un affetto reale per me in tutti questi anni, o sono stato solo un comodo ripiego per non affrontare la tua solitudine?”
La ragazza rimase paralizzata. Le parole le morirono in gola. Non sapeva mentire su una questione così intima, né tantomeno aveva il coraggio di ammettere la verità.
Abbassò lo sguardo, arrossendo, e balbettò qualcosa di incomprensibile sulle pressioni della vita e sulle incomprensioni reciproche, stringendo il braccialetto fino a farsi male. Non riuscì a formulare una risposta sensata.
In quell’istante di imbarazzo assoluto, il velo di Maya che aveva tenuto in piedi la loro amicizia si dissolse completamente. Non c’era più nulla da aggiungere. Si alzarono quasi contemporaneamente, e senza scambiarsi ulteriori promesse o convenevoli, i due si separarono definitivamente. Ognuno prese la propria strada e, da quell’istante, nessuno dei due sentì mai la minima mancanza dell’altro.
N.d.A.: Nomi e fatti sono frutto di fantasia, ogni riferimento è puramente casuale.
I testi, le immagini o i video pubblicati in questa pagina, laddove non facciano parte dei contenuti o del layout grafico gestiti direttamente da LaRecherche.it, sono da considerarsi pubblicati direttamente dall'autore Arcangelo Galante, dunque senza un filtro diretto della Redazione, che comunque esercita un controllo, ma qualcosa puó sfuggire, pertanto, qualora si ravvisassero attribuzioni non corrette di Opere o violazioni del diritto d'autore si invita a contattare direttamente la Redazione a questa e-mail: redazione@larecherche.it, indicando chiaramente la questione e riportando il collegamento a questa medesima pagina. Si ringrazia per la collaborazione.