Il sole non aveva ancora scaldato l'acciottolato, quando Teodoro uscì di casa.
A ottant'anni, il passo era incerto ma la memoria salda. Sapeva bene dove andare. Rimasto vedovo e senza figli, ogni martedì compiva quel tragitto per raggiungere il mercato rionale.
Evitava i grandi supermercati, preferiva le botteghe dove conosceva i volti. Salumi, formaggio, farina e poi frutta fresca, scelti con cura e attenzione.
Non comprava mai il superfluo, ma il necessario per un pasto dignitoso. Pagava in silenzio, senza contrattare, e riponeva tutto con delicatezza in una grande borsa di tela.
Il suo non era un gesto di ostentazione, giammai per mettersi in mostra o cercare l’approvazione altrui. Lo faceva per un motivo più profondo: nel suo cuore portava ancora vivo il ricordo dei sacrifici passati e comprendeva la sofferenza e la fame che altre persone meno fortunate provavano, in quell’epoca di grande indifferenza ed egoismo sociale.
Nascosto agli angoli delle strade e nei vicoli meno illuminati, vedeva l'orgoglio ferito di padri che avevano perso il lavoro e di madri costrette a contare le briciole per i propri figli.
Per questo motivo, Teodoro camminava fino alla canonica della parrocchia. Lì, ad attenderlo, c'era sempre Don Emilio, un parroco instancabile, con la tonaca lisa e il sorriso stanco.
Teodoro gli consegnava la borsa senza troppe parole. Un cenno d'intesa, una stretta di mano e un piccolo conforto reciproco.
Il prete sapeva cosa fare: con la sua bicicletta, andando di casa in casa, distribuiva quel cibo alle famiglie più povere del quartiere. Lo consegnava con discrezione, per non umiliare chi la fame la subiva in silenzio.
Teodoro, voltandosi per tornare verso la sua solita solitudine, sentiva il petto scaldarsi.
In un mondo che correva troppo veloce e si voltava dall'altra parte, quel piccolo sacrificio rappresentava per lui l'essenza stessa della vita.
N.d.A.: Nomi e fatti sono frutto di fantasia, ogni riferimento è puramente casuale.
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