Nel tepore mattutino di un bar affacciato su una via del centro si consumava, ogni giorno, un silenzioso dramma fatto di sguardi, rivalità e vanità. Il locale era frequentato da un gruppo affiatato di amici, tra i quali spiccavano Ferdinando e il giovane Arturo.
Ferdinando era un uomo maturo, convinto di possedere un fascino irresistibile. Viveva con l’ossessione di apparire impeccabile, desideroso di essere considerato da tutti un “grande uomo credibile”. Il suo comportamento seguiva sempre lo stesso copione: ogni volta che Arturo si univa a una conversazione o a un gruppo di persone, lui arrivava poco dopo, cercando goffamente di rubargli la scena e di attirare su di sé l’attenzione.
Arturo, invece, era un ragazzo gay dalla gentilezza autentica e dalla sensibilità fuori dal comune. Non aveva bisogno di conquistare il consenso degli altri, perché il suo modo di essere ispirava spontaneamente fiducia. Sapeva ascoltare con interesse sincero e comprendeva con naturalezza il mondo femminile. Per questo le donne del gruppo gli volevano bene. Quando rivolgeva loro un complimento, non era mai un gesto studiato, ma l’espressione sincera di ciò che provava. Ed era proprio questa autenticità a renderlo speciale.
Per Ferdinando tutto ciò rappresentava una continua mortificazione. Ogni parola di stima rivolta da Arturo a una delle amiche alimentava una gelosia profonda, nata dall’incapacità di accettare che qualcuno potesse essere apprezzato per qualità che lui non possedeva e che tentava invano di imitare.
Appena Arturo concludeva una conversazione o si allontanava dal tavolo, Ferdinando interveniva puntualmente. Lo seguiva, cercava di interrompere il dialogo appena terminato oppure di imporsi con la propria presenza, nella speranza di ottenere quell’attenzione che al giovane arrivava senza alcuno sforzo.
Le donne, tuttavia, non si lasciavano ingannare. Avevano compreso da tempo la rivalità che divorava Ferdinando e riconoscevano la continua recita dietro il suo atteggiamento. Per educazione lo trattavano con cordialità, sopportandone l’invadenza, ma nei loro pensieri nutrivano una sincera stima per Arturo, che consideravano di gran lunga superiore per sensibilità, cultura e spessore umano.
La conferma dell’inconsistenza di Ferdinando arrivò durante il compleanno di una cara amica del gruppo. Convinto di poter stupire tutti con la propria eloquenza, scrisse un biglietto di auguri destinato, nelle sue intenzioni, a metterlo in risalto. Il risultato fu l’esatto contrario: poche frasi banali, fredde e prive di qualsiasi emozione, che finirono per rivelare tutta la superficialità del loro autore.
Mentre Ferdinando continuava ad affannarsi nel tentativo di sostenere l’immagine dell’uomo impeccabile, Arturo restava del tutto indifferente alle sue provocazioni. Si dedicava con passione alla pittura, coltivando il proprio talento senza sentire il bisogno di prevalere sugli altri. Non provò mai invidia né cercò di appropriarsi di meriti che non gli appartenevano. Continuò semplicemente a essere sé stesso, circondato dall’affetto di persone capaci di riconoscere la differenza tra l’autenticità e la vuota apparenza.
N.d.A.: Nomi e fatti sono frutto di fantasia, ogni riferimento è puramente casuale.
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