Diario di bordo
Trovami l’esempio di un giorno qualsiasi intero. Quando il caso commenta e replica fortemente, c'è un pensiero pronunciato nel riflesso, nel movimento, circondato da un insieme.
Rimasi sbiadita, bianca, impallidita, mentre nella sua bellezza leggiarda l'essere dai tondi neri — un pappagallo della razza "inseparabili" — compiva il suo rito. L’urgenza non la conosce, eppure la sua fretta assumeva una forma comune, fatta di sfumature reali e inconfutabili.
Ci sono estati da non raccontare, in fondo la questione delle partenze è chiara, dietro questa programmazione che rende schiavi di un rituale, improvvisare è la vera forza. Respirare questo passaggio, salire per qualche punta dei muri perimetrali, per cercare non semplici ricordi, ma fini memorie che si aggrappano alla pietra.
Il gioco simmetrico delle cascate a getto vede l’acqua irrompe a vitalità; essa svela la sua posa e impara netta il richiamo, tra geometrie di squadramenti dove sarai sempre più in là di dove eri ieri. Nel figurino e nella figura scompaio netta, quasi a ribaltare l’intera scena.
E cosa può la corsa in questo lento? Cosa può l’andatura in questo fermento? Occasione, occasionale mancar(si) adesso, mentre rimane l’eco di un passo misurato, un consenso sottile tra il vuoto che si sceglie e la smania di ruotarsi attorno.
Questa residenza è costruita su misura, eppure su ogni singolo parterre fiorito appare una ricorrenza, oppure una dimenticanza della storia. Arrendersi, deglutire: l’intera solitudine si condensa tra i profumi pungenti delle rose antiche; le mancanze mi hanno istruito più delle presenze, e forse è questo "largamente" il vero approccio umano: non immaginare, ma condursi nella vicinanza stretta.
Camminare nel pezzo condiviso di questo giardino, ora, sembra di entrare in un luogo senza tempo.
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