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La rivolta di Ivan Kaliayev

di Alessandra Ponticelli Conti
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Pubblicato il 10/08/2026 13:48:16

                                                                 [...]Un attimo- e non c'è più la parola magica,

                                                                                    ammantata di colori vivaci.

                                                                                    Solo oltre il confine del sogno,

                                                                                   ogni cosa, per un istante, risorge.                                                                       

                                                                               Ivan kaliayev, da "Il sogno della vita", 1904

 

San Pietroburgo, maggio 1905

 

Nell'ufficio poco illuminato della prigione, un colonnello stava esaminando gli ultimi verbali.

 Ormai mancavano poche ore all'alba.

 

Dietro le sbarre di ferro della cella n.5, un uomo attendeva. Sebbene fosse stato incarcerato con l'accusa di essere un attentatore, egli non ne aveva affatto l'aspetto. 

 

Si chiamava Ivan Kaliayev, ma i suoi compagni, compresi quelli della prigione, lo chiamavano "il poeta".

 

Il colonnello si avvicinò alla sbarre, tormentando i suoi baffi ormai grigi. 

 Malgrado l'età avanzata, si trattava di un uomo con braccia ancora possenti che tradivano la sua lunga carriera nella polizia zarista.

 

"Voi vi siete condannato da solo, Kaliayev", disse  con voce bassa, stranamente quasi paterna. "Potevate  lasciare quella bomba due giorni prima. Il Granduca Sergio sarebbe morto comunque. Per  quale motivo avete esitato?" Perché vi siete fatto catturare?"

Ivan sollevò lo sguardo, mentre un lieve sorriso gli illuminava il volto magro ed emaciato.

 

"Voi, nell'atto che ho compiuto, vedete solo il fallimento di una attentato, colonnello", rispose Ivan, con voce ferma. "Ma quel giorno, in quella frazione di secondo, malgrado comprenda che sia difficile per voi capirlo, ho salvato l'unica cosa vera per cui valga veramente la pena di combattere."

 

Kaliayev, arretrando, appoggiò il suo corpo stanco sul muro freddo della cella. Chiuse gli occhi e si lasciò trasportare indietro nel tempo, mentre le sue parole si fecero testimoni di un ricordo ancora vivido.

 

"La neve cadeva fitta su Mosca, ricoprendo in pochi minuti le strade. Avevo la bomba sotto il cappotto. Sapevo bene che uccidendo lo zio dello Zar avrei dato un colpo al cuore della tirannia. Ed ero perfino pronto a morire. Anzi, in nome della giustizia, lo desideravo".

 

Ivan s'interruppe di colpo, il suo respiro ora era pieno d'affanno, ma a fatica riprese il suo racconto.

 

"Udii il rumore degli zoccoli dei cavalli risuonare forte sul selciato della strada, a pochi metri da cui mi trovavo, poi la carrozza del Granduca svoltò l'angolo. A quel punto presi la rincorsa, il braccio sollevato, pronto al lancio. Ma un lampione acceso ne illuminò per un attimo l'interno. Accanto al Granduca sedevano due bambini. I suoi nipoti: la duchessina Maria e il piccolo Dimitri. Avevano gli occhi spalancati, come solo i bambini sanno avere, colmi di quella innocente meraviglia che appartiene solo a chi non ha ancora conosciuto il male".

 

Nella cella, d'improvviso, calò un silenzio assoluto.

 

"In quel momento", continuò Ivan Kaliayev, "sentii dietro di me vibrare forte l'ombra di Stepan, il mio compagno. Sentii la sua voce nella mia testa che gridava: "Lancia, lancia!" ma la mia mano si bloccò. Se avessi ucciso quei bambini, il mondo che volevamo costruire sarebbe nato sul sangue di due innocenti e noi saremmo diventati tali e quali a voi. per dire "no" alla vostra tirannia, ho dovuto dire "sì" al riapetto del valore di quelle due giovani vite. Per questo ho scelto di non farlo".

 

" Però due giorni dopo avete ucciso comunque il Granduca", ribatté risoluto il colonnello.

 

"Sì, ma quando si trovava da solo nella nella sua carrozza. Voler distruggere il simbolo dell'oppressione, non permette di distruggere l'onore su cui poggia la rivolta". C'è un limite, colonnello.  E chi lo supera per pura ideologia, non compie un atto di giustizia, ma è solo un assassino."

 

L'orologio della prigione batté le cinque.

 

I passi dei soldati rimbombarono forte nel corridoio.

La porta della cella si spalancò: Ivan si alzò. Gli legarono le mani dietro la schiena e gli fecero indossare il camice dei condannati a morte. Mentre lo conducevano nel cortile, Ivan sentì uno strano senso di pace mai provato prima.

 

Salì i gradini del patibolo senza nemmeno un tremito.

Il boia gli passò la corda intorno al collo. Davanti a lui il plotone di soldati sollevarono, con aria soddisfatta, lo sguardo verso di lui, ma nonostante ciò Ivan non provò alcun odio per loro. 

 

Guardò il sole che sorgeva oltre le mura alte della prigione, smussandone la durezza con i suoi bagliori dorati.

 

Il boia tirò forte la corda. Il corpo cadde nel vuoto.

 

Nel cortile tornò un grande silenzio, rotto solo dal canto di qualche uccello, mentre l'eco del sacrificio di Ivan ricordava al mondo intero che tutto ha un limite che non può essere superato.

 

Nota dell'autrice

 

Questo breve racconto si basa su fatti storici legati all'attentato al Granduca Sergio Alksandovic Romanov, avvenuto a Mosca nel febbraio del 1905 per mano di Ivan Kaliayev, soprannominato dagli amici e dai compagni "Il poeta" per la sua attività di scrittore e per la sua straordinaria sensibilità idealista.

Kaliayev fu arrestato e giustiziato nello stesso anno.

La sua vicenda è stata resa celebre da Albert Camus nel dramma teatrale "I giusti" (1949) e nel saggio filosofico "L'uomo in rivolta" (1951).

 

Attraverso il rifiuto del "poeta" di colpire la carrozza in presenza di bambini innocenti, Camus formula la sua critica più radicale al nichilismo rivoluzionario: la vera rivolta non è distruzione cieca, ma l'affermazione di un limite etico oltre il quale il desiderio di giustizia si corrompe e si traforma in una nuova tirannia. 

 

 

 

  

 

 

 

  

 

 

                                                                                        

                                                                                       


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