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Miele

di Giovanni Baldaccini
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Pubblicato il 05/09/2026 15:56:21

Il miele la mattina sa di sole; la sera è sonno.

Spirali: una perdita lieve. Si scende lentamente nell’abisso mentre il miele risale e lascia soli. Non è dato seguirlo a chi discende. Forse domani: l’alba.  

Non ho voglia di scrivermi, anche se potrei dirmi che il Nulla è un vuoto pieno.

Mi fa venire in mente un’apparenza. Scendere intanto.

Il tempo è un nascondiglio; se lo ascolti risuona di parole.

 

Pochi passi: una casa.

Sopra una scrivania c’è una mia foto. Ero piccolo allora.

Non potrei dire quando ma se guardo trovo un vaso di miele. Una dispensa.

Il sapore di mia madre era farina. Bianca, come le mani, il tavolo, la luce la mattina la casa.

Rossa, a volte. Quando il sangue riempiva la tinozza e la gallina rinunciava alla vita dibattendosi tra le dita forti con cui mia madre le serrava il corpo. Era fatta di bianco; a volte rossa. Gialla, come le spighe che il vento sospendeva nel suo volo.

Nera di sera. Con la vita che vaga e la campana suona. Fino a qui, la casa per dormire. Perché dorme la vita quando è sera, e la sua voce è sogno.

 

La sala era fuggevole. Pareti a strati sovrapposti celano libri: tutti i libri del mondo. Lo strato di Alessandria è solo fumo; prima argilla.

Si dispone di dire: per restare.

Più in fondo, contenitori vuoti di città. Ogni strato ha il suo Dio. Se scendi ancora trovi gli incantesimi.

 

Quindi dal buio sale una foresta. Scura, come le chiome, di cui non puoi vedere se c’è fine.

Ogni albero è un varco. Se ti affacci, trovi in terra una foglia.

Scegli la tua pace.

 


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