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Il ritratto

di Giovanni Baldaccini
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Pubblicato il 20/09/2026 19:13:44

 

 

 

Prima pensarci un po’.

Aprire la finestra, richiudere, tende a metà, un po’ meno.

Trovare un titolo, anche. Meriggio? Sospensione? Quasi sera? Magari basta Quasi.

L’importante è qualche ombreggiatura: devi apparire come se ci fossi.

 

Astrale, surreale, boreale.

Borea era un vento amico; l‘astro rimanda a notte.

Il surreale rimanda ad un ospizio: raccoglie condizioni inaspettate. D’essere vecchio non t’aspetti mai.

Mai è come dire buonasera: non mi capita più.

 

Stavo pensando ai fiori nel giardino e agli anni per curarli mentre andavi.

Pensavo al blu accennato verso il viola e il verde quando nasce. Poi scurisce e assume un fondo come di corteccia, sotto l’ombra degli alberi.

Ho messo anni a spandere ninfee tra richiami di vento e indistinguibili riflessi delle acque. A volte i tuoi capelli, mentre formi scintille che sembra che possiedano pensieri e rincorse per coglierli. Di sera, quando la luna cresce e le chimere si levano da gusci di conchiglie dove allevano sogni ed i miei passi ripensano un sorriso di cinabro. E la casa che chiude. Infinite le rose alle pareti, tanto che le persiane: non ce n’è più bisogno. E il glicine al cancello, una tintura lieve pochi giorni.

 

Entità divergenti: apparizioni. Strane luminescenze (lucciole?) come singhiozzi atomici d’amore.

Particelle vaganti: ombra per riapparire sole.

Quando il contrario diventa più difficile calcolare il tempo dell’attesa. E trascinato adatto il mio passare.

 

Questi succhielli fatti con i buchi aprono vuoti inutili.

Ora lavare i piatti.

Più tardi. Togliere polvere.

 

La poltrona è un sommerso accatastato. Probabilmente accumuli.

Cosmico impolverato aspiro nembi. Esagerando piove.

Polvere su cuscini. Mi viene in mente un pensiero frastagliato scomposto in particelle di un addio: tutto ciò che ho pensato.

Quindi, procedere su piani non pensati.

 

Piani inclinati, linee parallele, ma non so dove l’alto e dove il basso. Non ci incontriamo mai.

Senza incontro, la solitudine non ha più conoscenza.

E intanto proponeva l’imbrunire: questo scorcio di mondo.

 

Mattina raggelante: ancora piove.

Ma tu non voglia bagnare il temporale, intercettare lampi, frastornare.

Tu non voglia addensarti come nubi che nella stanza il lume si rovina e sera dopo sera senza stelle.

Adesso alzare il cavalletto.

 

Angolo temporale. Cioè ad angolo corretto con il tempo.

Più a destra o più a sinistra? Forse meno.

Meno vuol dire andare fuori squadra, epoca, svasatura d’universo.

L’universo è svasato? Dipende dalle folgorazioni in cui mi inquadro.

 

Se ti ponessi nella mia cornice, potrei darti il mio tempo. E un altro tempo ancora, ma non so se sia adatto al tuo svanire.

Il tempo appare come un incidente: nasce, deflagra, muore.

Tuttavia imprescindibile: tu nel mio permanere.

 

I colori se li facevano da sé: Olio e segatura: raddensare.

Indaco e porpora: vecchie passioni. Ritengo necessari mare e stelle.

Frugare: non ne ho più nella borsa.

 

Piero però li preparava bene.

Ricordo una mostra fiorentina: ricostruzione del suo laboratorio. Ne uscii profondamente impressionato.

Anche Klee: mi sconvolse. Sempre a Firenze.

Firenze: un invito perenne. Oggi assonnato.

 

Dunque fuori di me.

Se mi ponessi come un deltaplano sarei vento su un delta.

Smosso, leggermente arcuato, potrei ritrarre un brivido, se innalzassi la sera.


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