Oggi dipingo senza.
Aprire la finestra, richiudere, tende a metà, un po’ meno.
Trovare un titolo, anche. Sospensione? Quasi sera? Magari basta Quasi.
L’importante è qualche ombreggiatura: devi apparire come se ci fossi.
Chiudere ancora un po’.
Astrale, surreale, boreale.
Borea era un vento amico; l‘astro rimanda a notte; il surreale rimanda ad un ospizio: raccoglie condizioni inaspettate. D’essere vecchio non t’aspetti mai.
Mai è come dire buonasera: non mi capita più.
Entità divergenti compiono apparizioni. Strane luminescenze come singhiozzi atomici.
Particelle vaganti. Mi compaiono ombra per riapparire sole. Quando il contrario diventa più difficile calcolare il tempo dell’attesa. Tra l’altro, perfettamente inutile.
E trascinato adatto il mio passare.
Potrei metterci un piatto, collocarti nel piatto, appiattarmi.
PiattI come un lenzuolo appena steso su una tavola di legno ben piallata, segare gli angoli.
Dunque disangolati, interrogarsi: perché l’ho fatto?
L’angolo
Mi vesto d'incognito per vedere se riesco a riconoscermi, dato che ultimamente ho qualche difficoltà a farlo e mi cerco nell'angolo, sopra l'angolo, sotto l'angolo, nell'angolo dell'angolo con esiti disarmanti, al punto che non trovo più nemmeno l'angolo, anche se non l'ho vestito d'incognito ed è rimasto tale, almeno credo, nel suo angolo.
Quanto agli altri angoli (ce ne sono sempre almeno tre) devo ancora controllare.
Angolando la visuale, mi piacerebbe se qualcuno ci finisse dentro - ultimamente sono alquanto solo dato che nessuno mi riconosce – e magari se volesse, se qualcuno volesse o se o potesse rintracciarmi, sarei grato (ma non prometto nulla: finché non ci sono non mi sento di assumere impegni).
Questa storia dell'identità…: più che altro fatica! Inutile per lo più, dato che la mia condizione è alquanto diffusa, con l'aggravante di essere ignorata (pochi sanno di essere in incognito), con grande disappunto degli angoli che vengono ignorati. Il guaio è che lo fanno anche da soli.
In questa disarmante angolarità. ho deciso di vestirmi da triangolo, con la speranza che almeno uno dei miei angoli venga un po' considerato e, almeno parzialmente, scoperto, ma qual è l’angolo di un ritratto?.
In fiduciosa attesa, intanto resto nudo, ma non se ne accorgerà nessuno.
Questi succhielli fatti con i buchi aprono vuoti inutili.
Ora lavare i piatti.
Più tardi. Togliere polvere.
La poltrona è un luogo accatastato. Probabilmente accumuli.
Cosmico impolverato aspiro nembi. Esagerando piove.
La polvere è un pensiero frastagliato scomposto in particelle di un addio: tutto ciò che ho pensato.
Quindi, procedere su piani non pensati.
Piani inclinati, linee parallele, ma non so dove l’alto e dove il basso. Non ci incontriamo mai.
Senza incontro, la solitudine non ha più conoscenza.
E intanto proponeva l’imbrunire: questo scorcio di mondo.
Mattina raggelante: ancora piove.
Ma tu non voglia bagnare il temporale, intercettare lampi, frastornare.
Tu non voglia addensarti come nubi che nella stanza il lume si rovina e sera dopo sera: mancano stelle.
Cambi di direzione: vento a disagio.
Dunque avanzare come senza senso.
Rientrato in condizioni assai precarie. Sgocciolavo ben bene, ma non sono un rubinetto.
L’altra mattina l’idraulico smoccolava. Rattrappito, soffiava vento sotto il lavandino.
Un uomo ventoso – pensai, ma il lavandino continuava a perdere.
Ora gli faccio un ritratto – pensai. Al vento.
Alzare il cavalletto.
Angolo temporale. Cioè ad angolo corretto con il tempo.
Più a destra o più a sinistra? Forse meno.
Meno vuol dire andare fuori squadra, epoca, svasatura d’universo.
L’universo è svasato? Dipende dalle folgorazioni in cui mi inquadro.
Gemiti ieri. Bisogna aver pazienza.
Se ti ponessi nella mia cornice, potrei darti il mio tempo. E un altro tempo ancora, ma non so se sia adatto al tuo lenire. Il tempo appare come un incidente: nasce, deflagra, muore.
Tuttavia imprescindibile, tu come il tempo rimani nell’idea del permanere. Una memoria lunga, flebile, quando passa.
Ritrarti è trattenerti.
Indaco e porpora: vecchie passioni. Ritengo necessari mare e stelle.
Frugare: non ne ho più nella borsa.
Piero però li preparava bene.
Ricordo una mostra fiorentina: ricostruzione del suo laboratorio. Ne uscii profondamente impressionato.
Anche Klee: mi sconvolse. Sempre a Firenze.
Firenze: un invito perenne. Oggi promette solo confusione.
Mareggiosa e selvaggia la fantasia inoltrava perdizioni. Suadente e morbida, a tratti. Non ti sto a raccontare ii miei peccati.
Però la spuma s’innalzava caustica. Poi ricadeva fredda sulla nuca.
Smosso, leggermente arcuato, potrei ritrarre un brivido, se non avessi un asciugamano sulla testa.
Potrei ritrarti, se innalzassi la sera.
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