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Ara Coeli

di Giovanni Baldaccini
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Pubblicato il 25/10/2026 16:31:28

...

Come cristallo levigato da acqua. Soffusa, traslucida, quasi scivolasse. Sulla pelle: una carezza.

Il volto nel dolore. Comunque calmo: è soltanto un momento.

Tuttavia, con leggero tormento, che il dubbio non è mai fuori di casa. Se fosse… resta un amore immenso, trasparente.

Esprime accettazione: il viso che non ha più vita. Neppure il Signore può evitare di morire, almeno per un po’.

La donna lo sostiene, ne porta il peso, ne ha pietà. Se l’uomo riesce a sopportare il peso di Dio, ad accoglierlo come condizione, ad averne perfino pietà, la sintesi è compiuta.

Di fronte a Michelangelo: un abbraccio di pietra. Ogni dolore trova accoglimento.

In Te non ho creduto; forse nemmeno ora. Tuttavia è innegabile: una sorta di Spirito vive questa città. È luogo di creazione.

Il Tuo teatro, dove Ti rappresenti. Scolpito nelle pietre cui dai forma, per diletto, capriccio, esplorazione.

O nelle tele, dove raggrumi ogni Tuo contrasto, vanificando le contraddizioni.

Luce dell’ombra, l’ombra della luce. Sei pentimento e rabbia, miseria e dimensione, spessore e vago vuoto, colorazione e buio. Tenebra, spesso, che inonda il suo contrario di stupore.

Prendendo atto: non esiste conflitto.

 

Rientrato barcollando. Sul letto: se solo riuscissi a addormentarmi…

Svetta la luna. Problema: aggirare la sera.

Sullo sgabello, di fronte alla finestra. Sguardo su Roma. Chi sei tu: questa città.

Estenuanti le tue rivelazioni. Attiri e rifiuti, prometti e smentisci, seduci e getti via.

Hai propagato vita e sparso morte, civiltà e tormento, schiavitù e speranza. Infinite le tue contraddizioni.  Nei secoli  in cui sei, oggi Spirito Eterno.

Mentre fluisce vento, da finestra socchiusa, come gli occhi.

Quindi un sogno. Golia dal corpo scoperchiato. La testa tra le mani del ragazzo. La tende, come ad allontanarla da sé.

L’ho visto a Napoli, il quadro che ho sognato: Caravaggio.

S’è rappresentato, dipinto nella faccia di chi muore; decapitato ma vivo.

Lo tradiscono gli occhi, la bocca semichiusa, l’espressione.

Sconfitto, sbaragliato, annichilito. Non ha speranza, appare rassegnato. Non può altro che cedere. Quasi vuole morire per sollievo. Senza nemmeno la forza di chiedere pietà.

Che invece invoco io: pro filio miseriae, Domine, pietas.

Averti non lascia alternative.

 

Carissimi,

non attendete il ritorno di un assente. Vostro padre e marito non è mai esistito. Se vi sorprenderà, correggete l’inganno.

Nella parvenza che questa forma incarna, detto le ultime voglie, frasi, intuizioni.

Fate senza di me. Come se questo fosse testamento e chi lo scrive inevitabilmente morto.

Lascio la casa, le rendite, la terra a voi che siete vivi. Disponetene a vostro piacimento.

Dividete la sostanza: che a nessuno debba mancar nulla. Per la vita che avrete, fino a quando la avrete, quello che lascio basta.

Indicherò il notaio, dove questo mio scritto giace autenticato, in successiva postilla. Arriverà per tempo.

Non piangete chi scrive: non merita e non ne ha bisogno.

Non cercate le spoglie, non esistono. Dimenticate.

Se potessi, vi direi che vi ho amato, ma sarebbe banale superficie, perché nulla ho saputo, potuto, voluto.

Questo è ciò che rimane e quanto resta. Sostanzialmente addio.

 

Di fronte all’Ara Coeli. Porta d’accesso in cima a scalinata.

Sollevando il saio sulle gambe: affrontareate. mancanze.

Sulle ginocchia, di scalino in scalino: per tutto ciò che non sono stato… per tutto ciò che non sono… per tutto…

Ripetere fino alla sommità.

 

(Tratto da "Ara Coeli" in Desiderare altrimenti, Fermenti Editrice, Roma, 2011).

 

 

 

 

 


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