Pubblicato il 27/03/2017 16:14:05
MASCHERE RITUALI / 3
Folkoncerto: Maschere Rituali. (Ricerca filologica e musicale di Giorgio Mancinelli dal programma radiofonico RAI Radio3 del 1984).
Richiamo qui lattenzione su una importante mostra realizzata nel lontano 1980 dal titolo Oggetti e Ritmi: Strumenti Musicali dellAfrica (Catalogo DE Luca) dalla Soprintendenza speciale al Museo Preistorico ed Etnografico Luigi Pigorini a Roma, in cui erano messe a fuoco alcune peculiarit degli strumenti utilizzati dai popoli africani nei riti religiosi e nelle manifestazioni a carattere sociale allinterno delle singole realt tribali. Il gruppo di strumenti-oggetti, pi conosciuti o meno, sui quali si richiamava lattenzione, e che documentavano un aspetto strettamente legato a espressioni della musica e della danza fermamente compiuti nella loro essenzialit, in quanto capolavori della raffinata arte della creativit popolare, pur nellaccezione antica artigianale di questo termine.
Per questo motivo i realizzatori della mostra avevano voluto che la musica fosse immediatamente fruibile, sia come esegesi compiuta di ogni singolo strumento, sia come risultanza dinsieme che vivificasse limpressione visiva. In modo tale che oltre alla forza visiva degli oggetti potesse scaturirne lalto valore musicale, non meno importante, che permettesse, nella conoscenza delle culture etnologiche, un modo di intendere meglio alcuni aspetti delle diverse culture, alcune delle quali, va qui ricordato, hanno origini preistoriche. La scelta era stata stimolata principalmente da due motivi: dalla cospicua raccolta di strumenti musicali in possesso del Museo, di alto valore qualitativo, e dalla importanza che lo strumento musicale riveste in tutte le culture a livello etnologico, e particolarmente in Africa dove era diffuso largamente sotto varie specie, a seconda del tipo di cultura dei diversi popoli.
La mostra inoltre, presentava una buona esemplicazione tipologica e puntualizzata sulle diverse aree di raccolta e di sviluppo delle varie classi di strumenti, come si detto quasi sempre connessi con la danza, perch i suoni e la musica erano un mezzo per comunicare e per esprimere, un elemento indispensabile per vivere comunitario come laria e il cibo. Infatti la danza accompagnava ogni tappa del ciclo della vita individuale: la nascita, limposizione del nome, le iniziazioni puberali, il fidanzamento, il matrimonio, cos come la battuta di caccia, la guerra e la morte. Cos come ogni danza era accompagnata dalla musica, anche il canto, spesso corale, era associato alla narrazione di fiabe e leggende e alla poesia relazionale, per lo pi individuale indirizzata allamore e agli affetti del focolare domestico. Acci voglio qui leggere insieme a voi una leggenda raccolta presso il popolo Wala o Wla del Ghana, in cui si narra dei Tamburi-parlanti:
LA SCOPERTA DEI TAMBURI PARLANTI Essai da Leggende della Madre Africa a cura di Roger D. Abrahams Arcana Editore 1987.
Ecco qua una storia! Il miglior amico della gallina faraona era lo sparviero. Il nome dello sparviero era Setu, o Risata, mentre la gallina era chiamata Nmengu (a quel tempo gli animali avevano ciascuno il suo nome, come noi). Ma qualche cosa avvenne fra i due. Lo sparviero decise di costruire per loro dei tamburi parlanti, per poter danzare il dogho, e la faraona accett di aiutarlo. Andarono nella boscaglia e tagliarono una grande quercia. Quindi fecero i tamburi e li misero ad essiccare al sole. La faraona chiese allo sparviero di sorvegliarli. Ma lo sparviero aveva fame e voleva andarsene una distanza come fra qui e Danko voleva andare a mangiare e poi tornare. E disse alla faraona: Quando i tamburi saranno asciugati, tu non batterli finch non sar di ritorno. Se batti i tamburi prima del mio ritorno, finiremo per litigare. La faraona disse: Benissimo!. Lo sparviero and a Danko e trov cibo da mangiare. I tamburi asciugarono. La faraona and a ispezionarli per vedere se erano asciutti. E colp i tamburi, e batt i tamburi gben-gben-gben. Quel suono le piaceva. E cos cominci davvero a battere di gusto e il suono era molto bello:
Setu, Setu, Setu, Setu Setu yee Setu Setu yee Setu Setu yee Setu Dzaan, dzaan, dzaan Dzaan, dzaan, dzaan Lo sparviero era a Danko, quando sent il suono dei tamburi ne fu molto dispiaciuto e vol molto alto per tornare. La faraona continuava a suonare, non sapendo che pi lei suonava, pi lo sparviero si infuriava. Continu a battere i tamburi e cant tre volte: Setu, Setu, Setu, Setu Setu yee Setu Setu yee Setu Setu yee Setu Dzaan, dzaan, dzaan Dzaan, dzaan, dzaan Lo sparviero volava velocissimo per raggiungere la faraona che a sua volta pensava che lo sparviero fosse contento di ascoltare il suono dei tamburi parlanti, e cos suon di nuovo i tamburi: Setu, Setu, Setu, Setu Setu yee Setu Setu yee Setu Setu yee Setu Dzaan, dzaan, dzaan Dzaan, dzaan, dzaan Lo sparviero si precipit a capofitto per staccare la testa della faraona dal collo. Quando vide arrivare lo sparviero, la faraona cominci a correre, pi, pi, pi. Ecco come fin lamicizia fra lo sparviero e la faraona, che anche oggi sono nemici, N la faraona n lo sparviero presero i tamburi parlanti. Ma li presero gli abitanti del villaggio che da quel giorno li usarono per danzare il dogho.
Scrive Eugenio Tras in Il canto delle sirene(Tropea Edit. 2009): La musica non soltanto un fenomeno estetico, (e forse non lo mai stato fino alla nascita della sinfonia), n si riduce a una delle forme di quel sistema delle belle arti che si costituito a met del Diciottesimo secolo: la musica una forma di gnosi sensoriale, conoscenza sensibile, emozionale, capace di offrire salvezza. La musica conoscenza salvifica in questo coincide con il significato originario di gnosis e per questa ragione in grado di produrre effetti determinati sulla nostra natura e sul nostro destino.
Ecco, la musica africana rientra perfettamente in questa cornice mistico-sensoriale che allorigine dei tempi, ed influisce su tutti gli aspetti della vita anche in coloro che si professano avulsi dallascoltare qualsiasi tipo di musica, o di quanti professano una sola religione per la musica sinfonica. Premetto che vi sono esempi straordinari di musica non scritta che potrebbero meravigliare anche lorecchio pi sofisticato, basta trovare il tempo e avere loccasione di ascoltarla. Gli esempi potrebbero non finire mai e non solo nella musica etnica occidentale, quanto anche in quella orientale e non in ultima quella africana. cos che sulla scia de Il canto delle sirene di Eugenio Tras, riscopriamo come in principio era il suono, unappassionata e vibrante ricerca filosofica che si immerge nella musica come fenomeno originario per riconoscere, attraverso la sua storia e le sue vette toccate dai grandi compositori che lhanno scritta nel tempo, la sua pulsazione pi autentica.
questo il pensare la musica come pensiero dellorigine scrive ancora Tras: ..La potenza allusiva, la sua capacit di suggerire la via daccesso a un ordine nascosto, che sa mettere fra parentesi il piano illusorio della rappresentazione, diventa essenziale per entrare nel mondo della volont, per farne propria la pulsazione pi intima e nascosta, in una contrapposizione metafisica fra il mondo della rappresentazione (illusionistica) e del visibile (oggettivo), che si contrappone alla dimensione elusiva delludire. Esattamente ci che andavo cercando per affermare il concetto evoluzionistico intrinseco della musica africana, che dalla originaria e intimistica forma iniziale ha trovato la strada per imporsi a livello comunitario allinterno del proprio gruppo di appartenenza, assumendo aspetti cerimoniali e fattezze divinatorie.
Al pari della poesia ci rispecchia in pieno la vocazione inconscia dei popoli africani in grado di articolare la realt come una gigantesca azione coreutica nella danza e, allo stesso tempo corale nella poesia e nella narrativa di tradizione orale. Ma la prevalenza delluna o dellaltra attitudine non reca danno al mezzo espressivo. Anche il pi modesto artefice della poesia africana esemplifica da un punto di vista analitico le condizioni di un mondo particolare, molto diverso dal nostro, non per questo inferiore come si spesso tentato di etichettare. Alla stregua di molti poeti di lingua, i poeti africani rappresntano un fenomeno singolare, soprattutto il loro fare poesia non segue lanalogo svolgimento della cultura occidentale, ma germina dal patos stesso dellesistenza.
Gi secondo Jean Paul Sartre, il poeta africano era il simbolico custode di un linguaggio universale e la sua ricettivit cosmica ai ritmi esprimeva la voce primordiale della poesia. Soggettivo, questo giudizio che spiegava la negritudine come un segno distintivo non del colore della pelle, ma dello spirito africano, la cui liricit si articolava, come creazione polimorfa di cui era (ed ) automatico fermento. Negritudine quindi come insieme dei valori propri della tradizione culturale nera nelle sue diverse affermazioni ed espressioni che lo studioso francese aveva a suo tempo espresso nella prefazione alla Anthologie de la nouvelle posie ngre et malgache (1948), nel cercare di analizzare lessenza della spiritualit dei neri, in particolare rivelandone i caratteri di originalit e di rivendicazione della propria dignit e del proprio valore, in confronto alla civilt e alla tradizione dei bianchi.
Il concetto di negritudine una volta entrato nelluso comune come movimento filosofico, culturale, letterario e ideologico del mondo nero francofono, esaltava lunicit e lessenza della natura e spiritualit africane (o negre) rivendicandone il valore intrinseco della cultura e delle tradizioni autoctone, con senso di fierezza, come proprio originale patrimonio spirituale delle popolazioni africane. Purtroppo al termine negritudine corrispondeva pi spesso il rifiuto della politica di assimilazione perseguita, almeno sino al 1956, dai rispettivi governi occidentali. Ci, malgrado numerosi poeti, letterati e pensatori africani, fra i quali: L. S. Senghor ex presidente del Senegal, A. Csaire, David Diop, Cheik Anta Diop, principalmente raggruppati intorno alla rivista Prsence africaine (fondata a Parigi nel 1947 da Alioune Diop), recarono propri contributi positivistici allanalisi della negritudine.
Di Birago Diop Respiri:
Ascolta pi sovente le cose che gli esseri. La voce del fuoco sintende. Intendi la voce dellacqua, ascolta nel vento il cespuglio e i singulti. il respiro degli antenati
Coloro che sono morti non sono mai partiti, sono nellombra che si rischiara e nellombra che saddensa, i morti non sono sotto la terra: sono nellalbero che freme, sono nel bosco che geme. Sono nellacqua che scorre, sono nellacqua che dorme, sono negli antri sono nella folla: i morti non sono morti.
Ascolta pi sovente le cose che gli esseri. La voce del fuoco sintende, intendi la voce dellacqua, ascolta nel vento il cespuglio in singulti. il respiro degli antenati, il respiro degli antenati morti, che non sono partiti, che non sono sotto la terra, che non sono morti.
Coloro che sono morti non sono mai partiti, sono nel grembo della donna, sono nel bimbo che vagisce e nel tizzone che sinfiamma. I morti non sono sotto la terra, sono nel fuoco che si spegne, sono nellerba che piange, sono nella roccia che geme, sono nella foresta, sono nella dimora: I morti non sono mai morti.
Inoltre a ripetere le sembianze degli antenati i soggetti pi frequentemente raffigurati nelle maschere rituali sono gli elementi della natura floreale e faunistica come appunto fiori e alberi, animali stilizzati e simboli astrali per entrare nel vivo di quel mondo naturalistico-magico che pi spesso rappresenta la volont di sentirsi/farsi parte del proprio habitat ed anche delluniverso con transizioni difficilmente classificabili. Nellimmaginifico rituale il nativo africano ama diversificare il suo stato in modo da non essere riconosciuto dagli spiriti maligni, vuoi per motivi di iniziazione, vuoi per lappartenenza a societ segrete ecc.; o anche per il semplice piacere del gioco di cambiare se stesso sul filo della fantasia, con un senso di compiacimento estetico che spesso ha dato luogo a veri e propri travestimenti facendo uso abbondante di maschere cosmetiche pari ad altrettante originali opere pittoriche.
Di Lopold Sdar Senghor Donna Nera:
Donna nuda, donna nera! Vestita del tuo colore che vita, della tua forma che belt! Crebbi alla tua ombra, la dolcezza delle tue mani blandiva i miei occhi. Ed ecco che nel cuore dellestate e del meriggio ti scopro terra promessa dallalto dun alto colle calcinato. E la tua belt mi folgora in pieno cuore come il fulmine laquila. Donna nuda, donna scura! Frutto maturo della carne soda, altre estasi del vino nero, bocca che rendi lirica la mia bocca. Savana dai puri orizzonti, savana che fremi alle carezze ferventi del Vento dellest. Tam-tam scolpito, tam-tam teso che risuoni sotto le dita del Vincitore La tua voce grave di contralto il canto spirituale dellAmata.
Donna nuda, donna scura! Olio che nessun vento increspa, olio calmo dai fianchi datleta, dai fianchi dei principi del Mali Gazzella dalle giunture celesti, le perle sono stelle sulla notte della tua epidermide. Delizie di giuochi dello spirito, i riflessi delloro rosso sulla tua pelle marezzante. Allombra dei tuoi capelli, si rischiara la mia angoscia al vicino brillare dei tuoi occhi.
Donna nuda, donna nera! Io canto la tua belt che passa, forma che fisso nelleterno Prima che il destino geloso non ti riduca in cenere per nutrire le radici della vita.
In tutto il mondo il desiderio istintivo di mascherarsi sembrerebbe nato spontaneamente nei diversi popoli, ma per nessuno di essi le maschere rituali hanno raggiunto una concentrazione, una icasticit, una espressivit cos profonde sul piano estetico come nei primitivi africani, fra i quali inoltre ha mantenuto la sua preminenza di oggetto di culto, di riverenza e di timore. Al tempo stesso depositaria della capacit di metamorfosi e autosuggestione cui soggetto colui che la indossa e al quale la maschera trsasmette la virt segreta che custodisce. Ma come si detto la maschera pu essere anche il semplice ornaramento cosmetico a cui si sottopone il soggetto, diverso dal tatuaggio che prevede lintervento di tipo chirurgico sulla pelle e quindi di tipo durevole se non definitivo.
Il dipingersi la pelle con cosmesi ricavate da materie naturali molto meno impegnativo del tatuaggio e viene diffusamente usato per il trucco del viso e in alcune parti del corpo con tinte semplici che vanno dal bianco, al rosso e al nero; che per si complica in figurazioni diversissime nella cosmesi dellintero corpo che prevede lutilizzo di terre o cortecce bruciate degli alberi. I materiali usati sono costituiti per lo pi da pigmenti minerali impastati dopo fine macinazione con lacche adesive e olio di palma o di semi oleosi o di termiti. La decorazione viene eseguita su disegno preventivamente delineato sulle zone interessate, oppure in modo estemporaneo, di getto da artisti che hanno appreso questo tipo di arte, oggi per lappunto definita body-art.
La pittura del corpo ormai compresa nei trattati di etnologia dellabbigliamento viene fissata direttamente sul corpo, mentre altre volte invece miniata, cio eseguita con aggiunta di pietruzze colorate macinate, o vetrini e conchiglie, e occupa solo parti di superficie epidermica. Questa praticata solo da alcune trib e solo in occasioni speciali. In alcuni casi riservata a capi e sacerdoti con effetto simbolico-distintivo, in altri solo alle divinit e agli sciamani con effetto totemico.
Di grande effetto coreografico per il magnifico costume di piume colorate e che raggiunge nel corpicapo uneleganza davvero ricercata la maschera detta di Ounilgagui pi conosciuto come uomo uccello presso i Bobo dellAlto Volta. Colui che la indossa si dipinge le parti che rimangono scoperte come il viso e gli arti di bianco a rappresentare lo spirito ammonitore. Ci accade solo in occasione della morte di un alto dignitario tribale o di un sacerdote addetto al culto. La sua danza accompagnata dal rullare ininterrotto di un piccolo tamburo battuto con una stecca da entrambi i lati. Nel mentre il tam-tam annuncia linizio del rito alla comunit, il suo ritmo indica ai danzatori le figure da eseguire nella danza. Sul finire di questa luomo-uccello, avanzando con passo cadenzato, indica la via al feretro attraverso la foresta, quindi scompare.
Di Roland T. Dempster Rullano i Tam-tam Liberia
Odo, odo i tam-tam DAfrica ridestare le giungle Rullano lontano, recandomi il saluto Di nuove regioni e regni. Rullano i tam-tam Rullano nelle giungle dAfrica Riccche doro e di diamanti Di coccodrilli nei laghi Di liberi leopardi e serpenti E abitanti delle foreste armati di frecce Che rapide colpiscono la preda. Delicate carezzevoli melodie Dalle selvagge giungle dAfrica Venite , venite gentili, blande al mio orecchio Tenere nine-nanne che destate alla vita. Tam-tam, rullano i tam-tam Scuotendo dal sonno i figli dAfrica Affinch vedano la natura meravigliosa Che hanno ricevuta in dono.
Ma gi il suono arcano del tam-tam dice che tempo di porci in ascolto dei ritmi talvolta sfrenati dei tamburi per la danza, o addormentarci sulle dolcissime note delle cantilene per flauti di canna che arrivano dal Cameroun dove le maschere sono altrettanto numerose, anche se ancora molte se ne trovano in Gabon, in Benin e in Congo; altres in Mal da dove provengono le famosissime maschere Dogon, ma ci vorrebbe un capitolo a parte e uno maggiore spazio per descriverle tutte. Nellimpossibilit di proseguire, vengo a dire che le maschere sono spesso conservate in luoghi sicuri e protetti se non addirittura segreti. Quando sopravviene la morte del possessore di una maschera, questa passa a un suo erede oppure al diretto successore per via patriarcale nellambito della stessa trib o a un membro della societ segreta dappartenenza. Linvecchiamento conferisce alla maschera un valore aggiunto dato dalla maggiore forza sacrale proveniente dalle generazioni che lhanno posseduta e che le hanno trasmesse le loro migliori qualit.
Gelosamente tenute nascoste agli sguardi degli iniziandi le maschere in quanto oggetti di culto vengono nutrite come esserei viventi e ricevono offerte da parte della trib fra cui molto frequente laspersione con sangue animale ed anche, in caso di guerra, con quello dei nemici. Il legame magico che intercorre tra la maschera e la trib di appartenenza va ricercato nei legami uomo-divinit proprie delle societ segrete che hanno imposto alla maschera la sua funzione primaria costituita allorigine della loro realt tribale. Cos come, nellidentificazione con le forze divine o demoniache, quegli spiriti degli antenati attraverso i quali luomo entrato in contatto, per purificarsi e trarre profitto dalla loro esemplare saggezza mitica.
Ancora dalla liberia ascoltiamo/leggiamo insieme questa breve Canzone delle foglie di bamb di Bai T. Moore:
Che cosa esprime questo dolce canto nel vento Delle piccole foglie di bamb? un dolce canto che soltanto le foglie possono cantare Le piccole foglie di bamb.
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