Pubblicato il 06/01/2018 04:40:33
LARTE DI FARE CINEMA Backstage / Note di regia.
La prima cosa che disegno indipendentemente dallinquadratura anche la prima cosa sulla quale si posa il nostro sguardo, cio il volto, la posizione del volto determina linquadratura, si trov ad affermare Alfred Hitchcock nel corso di unintervista ai Cahier du Cinma.
Se con ci fu allora possibile risolvere lincognita del primo piano e ci si accorse che era rivolto alla figura umana, nulla vieta oggi di spostare lattenzione sullimmagine del volto che per primo si definisce entro lo spazio filmico. Il volto infatti il punto di contatto, di presenza e definizione, eletto a protagonista dellintero spazio che intercorre tra il prima e il dopo di una sequenza filmica, capace da solo di determinare limpatto visivo diretto con chi losserva. Ed ancora il volto, soggetto unico e originale in quanto arcano e misterioso, fonte dellinquadratura primaria, a costituire il perno didentificazione di questa insolita impresa registica in cui, passato e presente, sono parte integrante di un vuoto temporale, privilegiato e sensibile, che solo casualmente coincide, con lo spazio che lo circonda.
Allo stesso modo la 'sceneggiatura' svolge un ruolo liberatorio dello spazio-tempo che intercorre tra i diversi accadimenti, volutamente narrati in chiave di fiction, per stemperare la tensione fortemente drammatica, vecchia di duemila anni e pur sempre attuale, della tragedia che racchiude. In cui sono raccolti accadimenti che annotano il ripetersi di azioni di guerriglia, di condanne e di assoluzioni, ma anche di persecuzioni nellambito di lotte fratricide interminabili, alle quali assistiamo ancora oggi, non solo come sfondo pseudo-storico delle vicende narrate, bens nel ripetersi della vita reale che viviamo sulle pagine dei giornali e dei notiziari, in cui esseri umani in carne e ossa soccombono e muoiono in nome di una guerra santa che non ha alcuna ragione di essere. E che, ancor pi, scorgiamo in presa diretta, sui volti sofferenti e negli sguardi di quanti si domandano increduli: perch?.
In quanto alla 'location', la dimensione internazionale dei fatti narrati, ampliati in un tuttuno che abbraccia il passato e il presente, volutamente estesa per infondere alla narrazione la veridicit di cui necessita e nella quale si voluto riallacciare i fatti di ieri, avvenuti nellambito piuttosto ristretto del mondo allora conosciuto, con quelli di un oggi allargato, in cui le comunicazioni occupano un posto prioritario. Le tecnologie, sicuramente pi avanzate di quelle di allora, testimoniano lo sperpero di risorse enormi nel dar seguito a guerre che non hanno pi alcun senso, se mai lo hanno avuto, mentre si consuma una delle pi efferate contraddizioni alluniversale senso di sopravvivenza.
Un parallelo che, come nella realt, non ha ragione di essere consumato, ma che forse rende, pur nella finzione, come vanno le cose del mondo e di quale realt oggettiva fatto il genere il umano. Se soltanto ci guardassimo pi negli occhi, se solo incrociassimo un po pi gli sguardi luno dellaltro, forse ci accorgeremmo di quanto, tra sfiducia e incredulit, passa sui nostri volti. Donde limportanza di accedere al cast originario, ovvero alla scelta di quelli che sono stati e sono i protagonisti della vicenda qui di seguito narrata, ripercorrendo i labirinti di un vissuto qua e l forzato quanto ignoto. Andare cio alla ricerca dei volti della storia come immagini in sequenza, in tempi narrativi diversi e diversificati, in un parallelismo funzionale al soggetto, in cui fisicamente coinvolti, faranno infine da veicolo allidentificazione cinematografica, secondo scelte che possiamo definire razionali o irrazionali a seconda della diversit del caso.
Cos come, a loro volta, hanno operato nel cinema, oltre ad Hitchcock (in quasi tutti i suoi film), Welles (in Il Terzo Uomo), Cassavettes (nel film Facies), e Bergman in (in Volti), in cui lo sforzo registico, per lappunto, sta nel catturare lessenza delle diverse individualit, non gi attraverso il dramma narrato, bens, nellespressivit dei volti.
Immaginiamo per un momento che qualcuno abbia chiesto al grande regista del brivido Alfred Hitchcock di svelare quali fossero i segreti della sua arte che a distanza di tempo ancora rendono i suoi film cos particolarmente coinvolgenti:
I miei segreti! avrebbe esclamato con suo sorriso sornione che di per s sarebbe gi una risposta I miei segreti sono qui, sotto gli occhi di tutti, da anni ho imparato che se desideri celare qualcosa alla stupidit umana, il posto migliore quello in cui il mondo intero lo possa vedere.
Ma non lasciamoci ingannare dalla risposta, che invece appartiene a un altro grande maestro, questa volta dellarte pittorica, Leonardo Da Vinci che la riferisce alla domanda di Agostino di Leyre inviato del Santo Uffizio a supervisionare la sua opera pi discussa e ritenuta eretica: il Cenacolo. E quale simbolo a questo scopo pi elettivo del volto umano colto nella sua essenza incomprensibile e misteriosa? Che ci piaccia o no, che lo vogliamo o no, per necessit o per scelta, il volto, isolato in una fotografia o messo in primo piano nel singolo fotogramma di una sequenza filmica, si trasforma in un unico e assoluto atto di creazione, diventa, per cos dire, la nostra opera darte, che ci accalappia nel vortice dei sentimenti. E solo perch niente di meglio, o forse di peggio, in quel momento diversamente immaginabile.
Ci ancora pi evidente in Michelangelo Merisi da Caravaggio, che nelle sue opere si spinge a mettere in luce, con tagli mirati, i volti dei personaggi dei suoi dipinti, facendosi partecipe dellazione che si sta compiendo sulla tela. indubbiamente il caso del suo La cattura di Cristo, (utilizzato in copertina), conosciuto anche col nome assai riduttivo Il bacio di Giuda della National Gallery of Ireland di Dublino, in cui il centro visivo del quadro formato dalle due teste contrapposte dei protagonisti, i cui volti, ..immortalati in uno stupendo notturno, risplendono a incorniciare in ununica parabola, carica di molteplici valenze, le teste del tradito e quella del traditore. ancora il buio del peccato ad avvolgere ogni cosa, l dove ..pochi fulgidi bagliori rischiarano questa notte senza tempo: il luccichio delle armature dei soldati, il volto presago del Cristo, le sue mani intrecciate, lurlo di San Giovanni bloccato di tre quarti sulla tela.
Quel che colpisce la forza che il quadro emana, la rapidit delle pennellate, linnegabile forza delle forme, il suo intenso impatto estetico ed emozionale a conferma della tragicit di un evento cruciale, che ancora oggi stupisce per la compiutezza dellesecuzione tecnica con cui il pittore ha delineato i tratti dei modelli scelti, restituendo la loro immagine come riflessa da specchi segreti. Fatto rilevante ed eccezionale che per la prima volta il pittore introduce la fonte di luce internamente al quadro stesso. La luce sulla tela ben pi di un semplice elemento della natura che irrompe sulla scena per darle rilevanza sicura, come una lente puntata prevalentemente sui volti e sulle mani di personaggi che una lanterna innalzata, ma forse anche quella di una invisibile luna che li fa risaltare sul fondo scuro con sorprendente chiarore. Un bagliore che esplicita sui volti i fermi sentimenti dei protagonisti, quasi che il pittore volesse attirare lattenzione sullintensa drammaticit dellazione che si sta svolgendo, al tempo stesso, rimettendo a s lamore che tradisce e lamore che subisce, rendendoli contemporanei anche a ciascuno di noi.
Tutto si evolve nel presente in cui si concentra la storia vecchia di duemila anni e pi, che in un istante si svolge sulla scena allestita dal grande regista lombardo, in mezzo al clangore di armi di ferro che risuonano corrusche contro lo sfondo di una notte immaginabilmente buia. Una storia senza fine, rischiarata da una luce che non soltanto bagliore naturale, ma luce di grazia, in cui levento narrato si snocciola al pari di una sacra rappresentazione allinterno di una scenografia teatrale, riallestita in uno spazio montano che si annulla. Dove il tempo si ferma nellistante carico di emozione e le figure dei protagonisti sembrano essere cos reali che, addirittura, potrebbero raccontare in prima persona le proprie storie e recitare ognuna la propria parte. Ancor pi da parte di chi, per propria decisione e per decisione altrui, ha voluto ricostruire quanto realmente accaduto nellorto degli ulivi molti secoli prima e che non riesce a comprendere del tutto, bench come spettatore egli ne sia coinvolto, tuttavia non ponendosi dalla parte dello spettatore, poich si rivela testimone oculare di un fatto ed chiamato ad assolvere il compito di testimoniare. Che poi quanto si vuole qui testimoniare, un qualcosa che fa parte della presa diretta e che, in un certo senso, potrebbe far pensare a un fare cinema tendenzialmente motivato dalla spinta emotiva che un regista motivato si porta dentro, appunto come dovette essere per Caravaggio, finalizzata a dare movimento alla tela, allinsieme della scena, quasi da renderla animata. Come di una sequenza che scorre veloce dopo laltra di quellarte onirica che matura nei sogni, o forse negli abbagli e nelle allucinazioni, e che prende nome di sequenza filmica. O meglio, come di una ininterrotta trasformazione del latente nel manifesto, del nascosto nel rivelato, paragonabile a un continuo e costante lavoro di realizzazione di ci che in fondo larte dellillusione, cio di quella che per lo pi chiamiamo la grande arte del cinematografo.
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