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Inferno (poesia VIII)


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Pubblicato il 25/05/2026 12:00:00

 

VIII


Ciò che vediamo è terribile.
Ma è molto peggio
ciò che non vediamo,
perché non sappiamo
che cosa non vediamo.

 

Perché i telescopi, i microscopi
fanno vedere
il distante
e il piccolo;
perché inventammo strumenti
per vedere ciò che sapevamo
di non vedere
ma nessuno per vedere
ciò che non sappiamo
di non vedere.

 

Perché nessuno conosce la sua cecità
se non troppo tardi, quando
l’incendio si è spento,
il vento ha seppellito le ceneri
e più nessuno sa dove tutto questo accadde.


Anche ciò che vediamo
lo consumiamo; per errore,
per incuria, lo distruggiamo;
e anche perché far danni, in fin dei conti,
ci distrae.
Ma molto più distruggiamo
ciò che non vediamo,
perché non lo vediamo, e
né sappiamo di distruggerlo.

 

E non vedere non ci rende
innocenti;
perché dovremmo vedere ciò che non vediamo,
eppure non vediamo
ciò che non vediamo.

 

 

VIII


O que vemos é terrível.
Mas é muito pior
o que não vemos,
porque nem sabemos
que o não vemos.

 

Porque os telescópios, os microscópios
deixam ver
o distante
e o pequeno;
porque inventámos instrumentos
para ver o que sabíamos
que não víamos,
mas nenhum para ver
o que não sabemos
que não vemos.

 

Porque ninguém conhece a sua cegueira,
senão demasiado tarde, quando
o incêndio apagou,
o vento enterrou as cinzas,
e já ninguém sabe onde isto tudo aconteceu.


Mesmo o que vemos
desgastamos; por lapso,
por incúria, destruímos;
e também porque estragar, ao fim e ao cabo,
nos distrai.
Mas muito mais destruímos
o que não vemos,
porque não o vemos, e
nem sabemos que destruímos.

 

E não ver não nos torna
inocentes;
porque deveríamos ver o que não vemos,
porém não vemos
o que não vemos.

 

 

[da Inferno, Pedro Eiras, Il ramo e la foglia edizioni, cura e traduzione di Claudio Trognoni; con testo portoghese a fronte. In libreria dal 22 maggio 2026]

 


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