Pubblicato il 06/06/2018 04:18:37
In collaborazione con Cineuropa News Il nuovo cinema italiano.
Damiano e Fabio DInnocenzo Registi (nella foto) 'Volevamo imparare dai pi bravi' di Vittoria Scarpa
31/05/2018 - I fratelli DInnocenzo ci parlano del loro film desordio, La terra dellabbastanza e del loro prossimo progetto selezionato al lab del Sundance Institute Nuova, lanciatissima coppia di fratelli del cinema italiano, i gemelli Damiano e Fabio DInnocenzo approdano in sala (il 7 giugno con Adler) con il loro primo film, La terra dellabbastanza, lanciato in prima mondiale allultimo Festival di Berlino e ora candidato a tre Nastri dargento, tra cui quello del miglior esordio.
Cineuropa: Dal debutto a Berlino alle candidature ai Nastri dargento annunciate ieri. Come avete vissuto gli ultimi tre mesi?
Damiano DInnocenzo: Tra tour promozionali e la scrittura del nostro nuovo film. Proprio oggi abbiamo saputo che il progetto stato selezionato dal Sundance Institute per un workshop che ogni anno riunisce gli autori pi interessanti dEuropa. Abbiamo scritto la sceneggiatura, le riprese cominceranno a gennaio. Sar un western depoca al femminile, precisamente con sei donne e cinque uomini, ambientato nell800, un film completamente diverso da La terra dellabbastanza. Gli accostamenti che sono stati fatti per questo nostro primo film sono meravigliosi, ma non vogliamo passare per registi pasoliniani. A sostenerci saranno sempre Pepito Produzioni e Rai Cinema, il budget sar di gran lunga superiore, si parleranno dialetti diversi e quanto agli interpreti, mischieremo nomi noti e non.
Non avete mai frequentato scuole di cinema, prima di questo lungometraggio non avevate mai girato neanche un corto. La terra dellabbastanza, per, tuttaltro che un film da dilettanti. Come ci siete riusciti?
Fabio DInnocenzo: Abbiamo visto molti film nella nostra vita, i maestri sono stati tanti. Siamo passati ovviamente per diverse fasi, ma cronologicamente direi: Gus Van Sunt, Takeshi Kitano, John Cassavetes, John Ford, Billy Wilder, Chantal Akerman. Tra gli italiani Matteo Garrone, Ermanno Olmi, Pietro Germi, Nico DAlessandria. Per non credo che nel nostro film si rintraccino queste influenze. Le nostre influenze sul set erano pi di natura letteraria o artistico-figurativa, come pittura e fotografia, in particolare Nan Goldin, Francis Bacon
D. DI.: E poi ci siamo circondati di grandi capireparto. Spesso per unopera prima i produttori ti dicono che meglio lavorare con persone che crescano con te. Ma noi volevamo imparare dai pi bravi. Fotografia, montaggio, scenografia, costumi abbiamo scelto i nostri preferiti. Come abbiamo fatto a convincerli? Gli abbiamo fatto leggere la sceneggiatura, e li abbiamo abbracciati, come si fa con qualcuno che ami.
Il vostro film rientra in un filone molto prolifico del cinema italiano attuale, quello del cosiddetto neo-neorealismo, incentrato su storie di periferia e criminalit. Voi per, rispetto ad altri, non spettacolarizzate il crimine, di sangue se ne vede poco. Perch questa scelta?
D. DI.: Ci piace lidea della reticenza come mezzo drammaturgico. Come il coro del teatro greco, lontano, non lo vedi, ma sai che c. D molta suspense e soprattutto una poetica diversa. Se hai una storia che funziona importante non complicarla, non serve spettacolarizzare, la storia a scegliere i propri ingredienti. Sapevamo di essere accostati ad altri film di questo filone neo-neorealista, e direi forse anche un po modaiolo. Noi abbiamo scritto questo film sei anni fa, poi arriv Non essere cattivo e ci rallent molto nel processo produttivo, perch lassociazione era immediata. La differenza rispetto ad altri film, forse, che abbiamo un rigore estremo, proveniamo dal disegno e dalla fotografia, avevamo gi un nostro codice bench non avessimo mai fatto corti o altro.
A proposito di Matteo Garrone, avete raccontato di averlo incontrato per caso al ristorante, di esservi incollati a lui, e di aver successivamente avuto lopportunit di affiancarlo nella preparazione di Dogman. Che cosa avete imparato da questa esperienza?
F. DI.: Abbiamo imparato che il cinema unarte estremamente materica e artigianale. Laudiovisivo fatto di immagini e suoni, il modo in cui li usi pu essere misterioso, conturbante e astratto, ma sono pur sempre elementi molto chiari. Matteo ci ha insegnato anche a vedere le cose come le vede un produttore, ha una forma mentis concreta. Ci ha insegnato poi a lavorare sulla scrittura, in una modalit completamente differente dalla nostra: noi scriviamo un copione in due settimane massimo, di getto, mentre Matteo scaletta tutto il film dallinizio alla fine, ancor prima di scriverlo. Siamo stati dentro quel processo come collaboratori al copione, per noi stato un training. Lobiettivo era imparare da uno dei migliori autori italiani contemporanei.
La terra dellabbastanza esce il 7 giugno in Italia. Quali sono le sue prossime tappe, anche internazionali?
D. DI.: Delle vendite internazionali si occupa The Match Factory, quindi siamo in buonissime mani. Il film stato gi venduto in tante parti del mondo, dalla Cina alla Francia, passando per i Paesi Bassi; nei prossimi giorni saremo a New York (nell'ambito di Open Roads: New Italian Cinema, ndr), in America in corso una trattativa per un remake. F. DI.: Quello che pi colpisce allestero sono gli attori. Hanno detto che sembra che improvvisino, che il complimento pi grande che si possa fare a un interprete, mentre invece qui tutto scritto. Noi pensiamo che limprovvisazione sia indice di pigrizia da parte del regista, perch significa delegare la responsabilit artistica allattore. E un approccio sfilacciato, pu venir bene o venir male: una cosa che non fa per noi.
Tommaso Arrighi Produttore 'Con lIslanda per fare un film di respiro europeo' di Camillo De Marco
01/06/2018 - Intervista con Tommaso Arrighi, il produttore per Mood Film della coproduzione Italia-Islanda Due piccoli italiani di Paolo Sassanelli, nelle sale italiane dal 14 giugno. Due piccoli italiani di Paolo Sassanelli, nelle sale italiane dal 14 giugno distribuito da Key Films, una coproduzione Italia-Islanda, cosa piuttosto insolita, nata dallincontro della Mood Film di Tommaso Arrighi e Gudrun Edda Thorhannesdottir di Duo Productions (con il supporto di Eurimages, MIBACT, Regione Puglia e Lazio). Arrighi, membro di ACE-Ateliers du Cinma Europen e di EFA-European Film Academy, ha al suo attivo alcuni documentari e cortometraggi (due diretti da Paolo Sassanelli) e 3 lungometraggi. Il primo stato Aquadro di Stefano Lodovichi (premiato in 3 festival) prodotto con Rai Cinema e IDM Sudtirol Alto Adige. Il secondo Due piccoli italiani mentre il terzo, attualmente in post produzione, Lospite di Duccio Chiarini co-prodotto con Svizzera (Cinedokke) e Francia (House on Fire) con Rai Cinema e RSI e in associazione con Relief e Bravado e con il sostegno di Regione Lazio, MIBACT, Eurimages, UFC e TFL e sviluppato a Cinfondation La Rsidence e al TorinoFilmLab e presentato al Berlinale Co-Production Market.
Cineuropa: Due piccoli italiani nasce dalla precedente collaborazione con il regista? Tommaso Arrighi: Il mio pallino di produttore trovare nuovi talenti. Ero scettico su un attore che passa alla regia. Ma avevo visto sul set del cortometraggio Uerra quanto Paolo fosse bravo a dirigere i bambini, ho colto la sua sensibilit. Del resto da sempre dirige spettacoli teatrali, fino a Servo per due con Pierfrancesco Favino, campione d'incassi al botteghino nel 2014.
E lIslanda come entrata nel film?
La coproduzione nata soprattutto dal progetto. Ho prodotto due cortometraggi di Paolo Sassanelli, dopo i quali decidemmo di iniziare un percorso verso il lungometraggio, e fin da subito per Paolo era chiara lidea di voler fare un film di respiro europeo, in cui ci fosse un viaggio. LIslanda era un suo pallino. Mi ha proposto diversi Paesi del nord Europa, ma alla fine lIslanda ci sembrata la pi adatta, sia dal punto narrativo che della coproduzione.
LIslanda ultimamente si presta molto ad attrarre le coproduzioni sul proprio territorio con gli incentivi.
Si, hanno questo cash rebate, che nel tempo anche cresciuto al 25%, e questo era un aggancio piuttosto importante. E poi strategicamente ho sempre pensato che con quella tradizione musicale, avere un autore delle musiche locale potesse arricchire il progetto. Alla fine la colonna sonora stata firmata sia da un italiano, Giorgio Giamp, che da una islandese, Gyda Valtsdttir, compositrice e cantante che ha fatto parte del gruppo mm. Come violoncellista, Gyda ha collaborato con altri registi internazionali, come la svedese Teresa Fabik, il franco-indiano Prashant Nair, lo statunitense Drake Doremus. Quelle sonorit erano importanti per Paolo per il contrasto con il sud dellItalia. Inoltre nel mirino della coproduzione cera Eurimages, importante per noi piccoli produttori che cerchiamo di crescere. Pensavo che una coproduzione Italia-Islanda potesse avere pi potenziale di una con lOlanda o la Danimarca.
LOlanda per presente anchessa, con lo schema di incentivi per le coproduzioni internazionali.
Si. Sempre seguendo i nostri percorsi, insieme artistici e finanziari, avevamo in mente una tappa intermedia. Per il regista era inizialmente Amburgo, perch sua moglie di quella citt e Paolo la conosce bene, ma alla fine non siamo riusciti a finanziare il progetto in Germania. Ci siamo rivolti ad un Paese che potesse offrirci delle risorse. Anche lOlanda ha un sistema di cash rebate fino al 35%. C stato qualche cambiamento nella sceneggiatura e con un bel lavoro di squadra abbiamo chiuso limpianto produttivo del film.
Cosa consigli dunque ad un giovane produttore?
Viaggiare tanto, cercare di partecipare ai workshop europei, andare per mercati: io lho fatto per anni con Cannes e Berlino. Per Due piccoli italiani ho contattato tanti produttori islandesi, fino ad incontrare la persona giusta, Gudrun Edda Thorhannesdottir. Il core business dei produttori islandesi fare da service, perch in tanti vanno a girare su quel territorio per via di quei paesaggi unici. Con Gudrun c stato un rapporto durato qualche anno, perch il partner tedesco non cera pi, e nonostante il budget non proprio faraonico abbiamo pensato che il film si dovesse fare comunque.
Le Regioni e le Film Commission che ruolo hanno avuto?
Un ruolo fondamentale per noi. Anche se Paolo pugliese non era scontato il supporto da parte della Regione. Per tre quarti del film abbiamo girato a Bari, anche gli interni dellOlanda, per sfruttare lApulia Film Fund e ottimizzare le risorse. In Puglia ci sono tantissime professionalit che valgono, girare l non un compromesso per avere i finanziamenti ma unopportunit.
Vedi delle opportunit anche nella nuova Legge sul Cinema?
Dalla normativa appena varata si evince lintenzione a dare pi soldi alle opere prime e seconde e la ritengo una cosa sana. Per il film di Sassanelli la mia societ ha avuto molto poco dal finanziamento pubblico, cosa che ci ha creato problemi nel mettere in piedi la produzione del film. In Italia puoi mettere assieme fondi regionali, Mibact e Rai Cinema, e non hai nientaltro. Anche con Rai Cinema si tratta di costruire un percorso di fiducia, che non semplice e rapido. Per questo spesso necessario cercare coproduzioni.
Andrea Carpenzano e Stefano Accorsi in Il campione di Vittoria Scarpa
04/06/2018 - Cominciate a Roma le riprese dellopera prima di Leonardo DAgostini, prodotta da Groenlandia con Rai Cinema. Sono cominciate a Roma le riprese di Il campione, il nuovo film prodotto da Groenlandia (Smetto quando voglio, Moglie e marito) con Rai Cinema, con protagonisti Stefano Accorsi e Andrea Carpenzano. A dirigerlo Leonardo DAgostini, che con questo firma il suo primo lungometraggio dopo una lunga esperienza come assistente alla regia e regista di seconda unit di note fiction tv (Rosy Abate e Solo, tra le pi recenti).
Carpenzano (rivelatosi lanno scorso in Tutto quello che vuoi, e apprezzatissimo in La terra dellabbastanza, nelle sale da questo gioved) Christian Ferro, 'Il campione', un giovane goleador pieno di talento, indisciplinato, ricco e viziato: una vera rockstar del calcio, tutta genio e sregolatezza, il nuovo idolo che ha addosso gli occhi dei tifosi di unintera citt e della serie A. Accorsi (miglior attore ai David di Donatello 2017 per Veloce come il vento, visto di recente in Made in Italy e A casa tutti bene) Valerio Fioretti, il professore solitario e schivo, con problemi economici da gestire e unombra del passato che incombe sul presente, che viene affiancato al giovane goleador quando dopo lennesima bravata il presidente del club decide che arrivato il momento di impartirgli un po di disciplina. Tra i due allinizio saranno scintille, ma presto, stando luno accanto allaltro, creeranno un legame che far crescere e cambiare entrambi. La sceneggiatura di Il campione scritta dallo stesso regista con Giulia Steigerwalt (Babylon Sisters) e Antonella Lattanzi (2Night). Nel cast del film figurano anche Massimo Popolizio (Sono tornato), Anita Caprioli (Diva!) e Mario Sgueglia (Il padre dItalia). Le riprese dureranno sette settimane e si svolgeranno a Roma.
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