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La forza del desiderio - un libro di Massimo Recalcati

Argomento: Psicologia

di Giorgio Mancinelli
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Pubblicato il 03/03/2019 07:09:12

LA FORZA DEL DESIDERIO un libro di Massimo Recalcati Qiqajon/Sympathetika 2014

Del perch leggere Massimo Recalcati, psicanalista e saggista, unesperienza davvero singolare, lo apprendiamo dalle pagine di ogni suo nuovo libro, sia del singolo argomento trattato in ogni suo intervento televisivo (Lessico amoroso in onda su RAI3), dal modo in cui riesce ad attrarre lattenzione di un pubblico sempre pi numeroso e affascinato dal suo linguaggio accattivante.
un fatto che le argomentazioni di ogni suo intervento si basino sulluso orale e colloquiale della parola, solo qua e l forbita dalla colta conoscenza dellintelletto umano di cui non fa ostentazione e, per lo pi, scandita con voce suadente e specifica nelle risposte, alle domande che il pubblico gli rivolge direttamente. Ci, proprio perch sono argomentazioni che riguardano il nostro conscio / inconscio, ci si sente pienamente coinvolti in trattazioni professionali.
Non certo allo stesso modo in cui si viene curati dallo psicanalista che ci vuole sdraiati sul lettino apposito, sconvenientemente alla stregua delle sue ossessioni interlocutorie che, per quanto ci riguardino da vicino, ci fanno sentire scavati nellintimit di quella privacy che non riveleremmo neppure a noi stessi. questo il lavoro che lautore di questo piccolo (ma assai grande) libro che tratta della forza del desiderio che improvvisamente scopriamo avere la connotazione del nostro (pur assai grande) essere nascosto: il nostro inconscio.

Massimo Recalcati riflette qui sulle contraddizioni che attraversano quella che secondo lui innanzitutto una esperienza (umana e corporale) che, strutturata com dal rischio dello smarrimento e della perdita di qualcosa e/o di qualcuno, ha come effetto lessere dominati dal desiderio che, talvolta, prende forma di esperienza necessariamente negativa. La direste una contraddizione in termini, ma non cos, non c violenza nelle parole, per quanto esse possano avere effetto vessatorio, che non risparmiano n i sentimenti, n la sensibilit dellindividuo.
Ci non toglie che le parole possano far male nel profondo anche al solo evocarle ma, c pur sempre un altro aspetto da considerare, per effetto dei loro sinonimi e contrari, con cui avvalersi della ragione, (qualunque essa sia), ed il compromesso che facciamo e/o accettiamo con noi stessi, che gi Jacques Lacan, qui ripreso pi volte da Recalcati, esprimeva come: responsabilit senza padronanza e che riguarda lapertura al desiderio. Quel desiderio che spesso abbiamo tenuto nascosto e/o segregato, perch avevamo e/o abbiamo paura di esternarlo, e che guarda caso, come un tarlo continua a condizionare la volont dei nostri sentimenti e le nostre azioni.
Al punto che tradire di fare lesperienza del desiderio un po come tradire noi stessi, ma poich siamo esseri antropici, diversi dagli animali che provano solo istinti, dovremmo anche ammettere a noi stessi di non essere perfetti, anzi di essere imperfetti e quanto pi diversi, per questo considerati umani e alquanto meravigliosi. Se pure alla stregua di una transumanza dintenti (di desideri) da considerare senza alcuna colpa e/o responsabilit; nella possibilit di fare dogni eventualit unesperienza:

"Finch c desiderio, c vita; il desiderio allunga la vita, nella misura in cui il desiderio ci attraversa, dilata lorizzonte della nostra vita".
Dunque, la prima considerazione da fare che:
Noi siamo portati dal desiderio, [] (o meglio), siamo posseduti dal desiderio, non nel senso negativo del termine,(bens) il desiderio ci attraversa, [] che non la forza dellio semplicemente, ma che qualcosa di ulteriore rispetto allio; [] lesperienza di una forza che mi supera.
Dove c lio, dove c la supponenza dellio di governare il desiderio, non c desiderio. Viceversa, esso appare quando lio si indebolisce, quando lio riconosce la sua insufficienza. per questo che lio in fondo la malattia mentale delluomo: credersi un io veramente la follia pi grande, (J. Lacan). Credersi un io una follia, e questa follia adombra lesperienza del desiderio.

Si detta paura utilizzando un termine che pu sembrare scorretto, ma questo il vero paradosso: la paura dessere dominati dal desiderio e/o assoggettati, quanto pi permettiamo al desiderio di soppraffarci. allora che quello che doveva essere il desiderio del -e/o nel- desiderio dellaltro (Lacan), diviene la negazione del desiderio stesso. Mentre, invece, il desiderio deve far appello e/o congiungersi con il desiderio dellaltro per avere una sua valenza intrinseca:

Ed quando la vita umana prende la forma dellappello allaltro, dellinvocazione dellaltro, - potremmo dire radicalmente - della preghiera: che la vita umana pu dirsi vita che si rivolge allaltro. Quando ci che noi siamo, tradotto in domanda damore, in domanda di presenza; quando cio il desiderio si fa corrispondenza con laltro nellassunzione di corresponsabilit.
Paura che nella notte (dei nostri giorni) possa non rispondere nessuno al nostro grido di desiderio:
La vita umana per umanizzarsi ha bisogno di questo s, (corrispondente allammissione di presenza), ha bisogno di essere adottata (dallaltro), e dunque che qualcuno dia senso alla nostra vita.

Nel volervi vedere una qualche contraddizione, se di questa si tratta, sta nel fatto che il desiderio esige al tempo stesso di realizzarsi in proprio; mentre pur vero che il desiderio dipende dal desiderio dellaltro, [] dallaccoglienza dellaltro, quasi che il nostro desiderio fosse il desiderio dellaltro e/o, comunque, dipendesse dallaltro. Ma se escludiamo che ci possa sussistere, il nostro desiderio risulterebbe acefalo, strettamente legato al nostro individualismo, al nostro narcisismo quanto al nostro egoismo.
Semmai dovremmo imputare al nostro desiderio una fuga dalle emozioni, la cui assenza sfocia nella solitudine, nella volont di non misurarci con gli altri, n con la societ, n col mondo che ci circonda; una sorta di patologia malata che non ci mette al riparo dalla sofferenza:

Il desiderio si nutre del desiderio dellaltro, ma il desiderio esige anche di avere un proprio oggetto (presenza), una propria vita (da spendere e scambiare), un proprio percorso (esperienza), e in questo si manifesta come fuoco (possessione), come forza (volont). Ci va riferito agli atti che compiamo e che compiremo, e che spiega, per esempio, tutta la turbolenza della giovinezza: le inquitudini, le ripetute crisi, i fallimenti, gli abbandoni, i sensi di colpa e di sbandamento cui si soggetti in giovent, e non solo. Ci sono et in cui la giovinezza ostinata, linvecchiamento, la non accettazione del decadimento fisico, creano quelle paure insospettate (spesso inconsce) cui solo la psicoanalisi ha saputo e pu dare risposte valide.
La fuga in avanti e/o dalla realt attuale, ad esempio, ha determinato lattaccamento morboso alluso del cellulare, la cui presenza qualcosa che nel bene e nel male ci rassicura; cos come i video-giochi ci danno la dimensione della nostra potenza di riuscire ad essere ci che (ancora) non siamo, o che forse non abbiamo il coraggio n la volont di essere: cio despoti di noi stessi. Ma attenzione, non saper tenere sotto controllo i sentimenti pu anche scatenare in manifestazioni violente di quellio che crediamo di essere, dacch larroganza, la violenza, lo stupro,
il masochismo che ci rende comunque schiavi di noi stessi.

dunque questa, in assoluto, la forza cui detenere il controllo, saperla conformare alle esigenze reali, non utopistiche di ci che non ci dato, ma, per fare ci, in primis bisogna conosce se stessi, chi siamo, cosa vogliamo, dove vogliamo andare, cosa vogliamo costruire, che sono poi i segni di una maturit per certi casi irrangiungibile.
Sia nei casi in cui la vita si d come esigenza di separazione da un precedente status; sia in cui necessita di una rottura col passato e/o con lattuale status, e si da inizio a una forma di erranza dove, oltre ad incontrare se stessi, si va incontro allaltro, in termini di instaurare un rapporto con laltro, scavalcando le differenze di genere (sesso) che le diversit dintenti (comunit, famiglia allargata ecc.).
Da cui si evince che, per non entrare in conflitto con se stessi, per continuare a soddisfare il (solo) desiderio dellaltro, veniamo a mancare di quella volont che altres dovrebbe dare corso alla naturale esposizione dei nostri sentimenti, mancando cos di affermare il nostro desiderio di intima soddisfazione:

Al contrario la vita soddisfatta la vita che si incammina con decisione (determinazione) lungo la via del proprio desiderio, e il desiderio esige rottura, conflitto. [] Essere ostinati con il proprio desiderio una buona cosa: rende la vita felice, soddisfatta, e dunque la rende anche generosa, perch vita generosa la vita soddisfatta.

Rammento un vecchio detto in cui si affermava con saggezza che non si vive di solo pane, e questo il caso pi lampante che abbia annotato negli anni della mia lunga esperienza in vita: Certo, perseguire con determinazione il proprio desiderio significa anche far soffrire, per quanto le risposte che Recalcati d su questa argomentazione filosofica prima ancora che scientifica, si avvalgono di esempi maturati nel tempo, vuoi sulla sua persona, vuoi basate sullesperienza di tanti anni passati a contatto con i giovani presso lUniversit di Pavia in cui insegna psicopatoloia del comportamento.
Ciononostante mette in guardia sulluso sconsiderato della psicanalisi:

indubbio scrive l'autore che la psicanalisi una possibilit di traduzione dellinconscio, ma rimane il fatto che il desiderio fa fatica a essere accolto, perch straniero a noi stessi, [] parla appunto unaltra lingua una lingua straniera che dobbiamo tradurre. Il desiderio non parla la lingua dellio: per questo che difficile coglierlo e avere un rapporto diretto con il proprio desiderio.
E aggiunge che per certi versi lanalista permette di tradurre metaforicamente la lingua cifrata in cui parla linconscio, ma che una volta tradotta, la difficolt sta nellindurre il paziente a decidere di andare nella direzione in cui il desiderio spinge; aggiungendo che paradossalmente, il desiderio spinge, ad esempio nei giovani, verso la dipendenza necessaria di andare incontro allappartenenza e allerranza, al desiderio dellaltro e al desiderio di avere un proprio desiderio.

Si direbbe una forma di realizzazione alquanto singolare, ma proprio cos che accade, almeno per una grossa percentuale di casi, allorch incarniamo il desiderio:
Ora, il desiderio sempre incarnato. Non c desiderio separato dal corpo. In questo senso il desiderio sempre erotico [] in quanto porta con s il corpo. Il desiderio non lio, pi dalla parte del corpo che dalla parte dellio. Pensiamo allarte: quando un musicista suona, uno scrittore scrive, un attore recita, quando c vocazione nellarte, l c il corpo, il corpo erotico. Ovvero, la piena soddisfazione del corpo, qui inteso anche come forma intellettiva.
In fondo il cervello per quanto elastico sia va comunque considerato una parte del corpo, ci che muove i sentimenti, da cui si sprigiona il desiderio, quelleros corporale implicito nello spirito che possiamo distinguere in diverse espressioni intellettive consequenziali: nel dare oggettivo (donarsi) e/o nel ricevere (soddisfarsi); nel creare (generare) e/o distruggere (de-strutturare); ma ed anche nellamore (elettivo - dinamico) e/o nellodio (destitutivo distruttivo).

In questo senso ogni evoluzione intermedia , nel rapporto con il desiderio in quanto: manifestazione del corpo, della dimensione vivente del corpo, apertura degli orifizi del corpo; cio apertura a/del desiderio perch il desiderio esige lapertura dei mondi (verso la natura umana, verso gli altri esseri antropici ecc.), perch in questo (e solo in questo) si respira la trascendenza del desiderio.
Anche il desiderio di Dio porta con s il corpo , ma questa unaltra parentesi che si apre dalle pagine di questo libro e in altro modo, pi ampio, documentata dallautore in altre sue pubblicazioni: Lacan suggerisce di andare al fondo di questo desiderio come desiderio daltro. [] Possiamo dire che il desiderio, attratto com dallillusione del nuovo, si trova anche la dimensione di apertura del desiderio, da cui emerge una responsabilit irriducibile (specifica dellessere). Responsabilit che si traduce in vocazione: una spinta, un orientamento fondamentale e singolare della vita, di una vita.

Onde ciascuna vita animata e/o orientata dalla vocazione del desiderio: una legge che fondamento di tutte le civilt, della possibilit del vivere insieme, della possibilit della comunit, che inscrive nel cuore dellumano lesperienza dellimpossibile, legge che veicola lesperienza dellimpossibile. nella misura in cui la vita fa esperienza del limite (di quel tutto che ci negato), che diventa possibile generare il desiderio.
Ma c una frase in questo libro che pi mi ha sconvolto al pari di unonda durto in pieno petto, e che pur mi affascina e mi sorprende: C un solo peccato, un solo senso di colpa giustificato, ed quello di cedere, nel senso di indietreggiare, sul proprio desiderio; che riscatta tutta largomentazione dallessere fin troppo filosofica, per la parte in cui la filosofia infuenza la psicologia e anche la psichiatria.
Non ci sono altri peccati ci dice ancora lautore il che la futilit del capriccio, quando sentiamo che nella scelta che siamo chiamati a comnpiere, l c la dimensione del desiderio e come direbbe il filosofo ne va di tutta unesistenza, della stessa vita.

Massimo Recalcati, psicoanalista e saggista tra i pi nori in Italia, membroanalista dellAssociazione lacaniana italiana di psicoanalisi. Dirige lIrpa (Istituto di ricerca di psicoanalisi applicata) e insegna presso lUniversit di Pavia. Tra i suoi libri tradotti in numerose lingue, oltre a quello qui recensito, vanni segnalati: Lora di lezione (2014), Le mani della madre (2015), Il mistero delle cose (2016), Contro il sacrificio (2017), inoltre a Il segreto del figlio (2017).




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