Pubblicato il 11/02/2013 17:01:04
Sono qui stupito e assorto per le improvvise dimissioni di S.S. Papa Benedetto XVI la cui nomina credevo fosse 'a divinis' quando vengo a conoscenza della possibilità canonica di questo evento che credo davvero pochi conoscano. Mi chiedo se ciò sia legittimato da una legge vaticana che esula il Papa dall'impegno preso, davanti a Dio e al mondo, di guidare la Chiesa di Roma verso quella verità e quella luce che da sempre professa nella buona e nella cattiva sorte, al di sopra di tutti gli accadimenti avvenuti in seno ad essa e nel quotidiano che spendiamo su questa terra. Qual è l'antefatto? - mi chiedo - ignaro delle vicissitudini papali interne allo Stato Vaticano che possano aver causato un tale fatto. E credo che la domanda sia lecita, dal momento che siamo ancora qui a 'giudicare' il gesto del suo predecessore Celestino V più volte condannato dalla letteratura e dalla storia. Sappiamo tutti della macchinazione, ad opera di Gregorio VII, che portò alla rinuncia del Papa "..che fece il gran rifiuto" e della congiura che lo portò alla morte. Il caso allora venne chiuso anche se si conoscevano i mandanti e gli esecutori del suo omicidio. Dunque, perché di una rinuncia, quando ogni altro papa invecchiando si è occupato solo di 'esserci' gestendo le poche pratiche della 'pace' e della salute delle 'anime' dei credenti e in preghiera aspettava il tempo della chiamata di Dio Padre, qualcuno deve pur dirlo ai fedeli che, sbigottiti, non capiscono. S.S. Bendetto XVI ha dimostrato di non essere uno sprovveduto che si abbandona agli acciacchi dell'età quando le forze gli vengono meno. Tutti noi ci ricordiamo delle sofferenze di Giovanni XXIII e di Giovanni Paolo II che fino alla fine hanno sorretto con le ultime forze quella croce che gli era stata data dalle mani di Dio. In che cosa ha sbagliato Benedetto XVI della sua 'missione', quale 'peccato' non gli viene rimesso per la sua gravità; quale assunzione di 'consapevolezza' lo sta allontanando dal suo ministero? Domande, certo, che in cuor suo, ogni fedele si chiede ed altre sono certo ne seguiranno. Una in particolare mi viene immediata alla mente: può un papa appellarsi a quel 'libero arbitrio' che in verità è dato a tutti noi comuni mortali, sebbene in funzione blanda, superficiale?; quanto invece è certamente dato 'in toto' al Santo Padre in virtù di Capo assoluto della Chiesa di Pietro. Ed è proprio questo che fa difetto in tutta questa storia: se il Papa può appellarsi al 'libero arbitrio' come può farlo un comune mortale allora è una questione di 'uguaglianza'. Così dicendo, è come ammettere che c'è qualcuno più uguale degli altri, da che gli scismi che nella storia si sono succeduti, basati (ovviamente non solo) sul riconoscimento dei poteri spirituali del Papa. Quindi, la digressione di S.S. Benedetto XVI avanza una 'uguaglianza' con il comune mortale che - a mio parere - non può e non deve prestare il fianco, pena la decadenza dei fedeli verso il riconoscimento di un Capo Spirituale alla guida della Chiesa che, invece, dovrebbe essere 'a divinis', come sempre si è creduto fino ai nostri giorni. E' dunque un atto, per quanto rispettabile, non condivisibile in seno ai credenti, che potrebbe creare (e sicuramente creerà) un defoult del potere della Chiesa di Roma, già in seria difficoltà. Ciò malgrado il Santo Padre abbia più volte affermato che non si può abbandonare la 'barca' quando sta affondando. Di certo è questo un atto maldestro che non resterà senza conseguenze.
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