Voglio che venga il vento
a sollevarmi i capelli e portarmi via
verso l'equatore, al caldo di un astro
che piove lacrime di sole.
O venga la neve
nel suo candore consolante
una riva dolce da imbiancare
col rosso del mio sangue
se ha fiocchi di tempo schiusi
a grano fra le mani.
Voglio diventare l'aquila leggera
di ogni vetta che contempli
tutti i tramonti del mondo
e raccontarti come le favole
sono coriandoli truccati fra le mani,
cardini di poco affanno.
Voglio diventare il caos e la quiete
di uno stagno con mille raganelle
e ramarri litigiosi
perchè la vita è così
un gracidare in chiaroscuro
perchè l'amore è festa e lutto insieme
perchè se non l'afferri,
l'Infinito vola via nel tempo
e ci disperde, tutti,
come ombre nel deserto
nel basso guaire dei randagi
quando cercano rifugio nei rovi più nascosti
ma trovano il secco crocchiare delle foglie.
Voglio sentire le vene immerse
nella polpa di ciliegie rosse
quando una mano si sporge a coglierle
con tenerezza e avidità.
Voglio che la poesia sia una freccia di fuoco
infilata fra le tue corna di cervo,
la freccia di carta che non uccide nè trafigge
la striscia di pelle che come un istmo
divide e congiunge il mondo dei sogni
e anche il mondo mio,
… dell'immaginazione.
(2010 rielab.)
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