Venite, voglio baciarvi le mani,
ma non venite nella mia impotenza;
è terra aspra che dilania,
è luogo di ogni addio.
La memoria è corta
per il fiore spezzato sul ramo;
io vibro d'una incessante agonia,
ma vi amo,
figli miei,
e vorrei leggervi favole
che nessuno mi ha mai raccontato,
rendere più dolce la dimora
sul mare della vostra innocenza,
intrecciare canestri
per portarvi sul cuore
come in una casa.
Ma m'assedia
questo senso costante d'oblio,
questa rugginosa patina di vuoto
che si libra sul'anima come una
piuma di ghiaccio,
calpestata da troppi piedi.
E tuttavia ora son qui,
con voi,
dove la lacrima si fa cristallo
illuminata dalla vostra allegria.
Sarà lei a portarvi lontano,
forse in un luogo sicuro,
forse nel vento,
ma con me, figli miei,
con me!
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