Un giorno dipinsi una statua
e tu ci entrasti per caso;
la tua pelle sposò bene il cemento,
ma nessun dio vi soffiò lo Spirito
tranne che il mio amore moribondo
e paranoico come quello degli esuli
punti a morte dai morsi della fame.
Mi feci poi pendenti di dolore,
quando il tuo sorriso di plastica
colò il rosso e sciolse il cemento
e la statua si piegò in avanti
come un pupazzo rotto.
Ma fu da lì
che disincagliai le ali
e l'acqua sorta dal gelo
portò ninfee
alle mie porte, finalmente
aperte.
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