Mi ricordo la stazione,
quell'aria da città del nord
valida per una sosta intermedia
del treno, pronto a ripartire.
Il caffè aveva un doppio odore
di precarietà e di libertà
e la luna era lunga sull'alba
come una falce acquerellata.
Allora il ruggito della leonessa
col mio sangue sulla bocca
aveva il sapore del miele messo
nel caffè e del gelo gentile
che sprofondava la piazza nella
notte eterna
e pensavo che l'aria cinerina
e la poesia del mendicane alla stazione
fosse stillata da lì...
...Da quelle notti in cui tu mi uccidesti
e mio malgrado, strappai le ali al cielo
con indosso un vestito di splendente vacuità.
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