Nella città non è rimasto niente,
a parte il silenzio siderale delle strade,
i palazzi e gli spigoli di livido cemento,
acuminati come i ricordi corrosi.
Si sparge l'amaro arsenico
tra i fuochi fatui che accartocciano
i giorni tra i martellamenti dei non detti
e le diseredate stelle sui balconi vuoti.
Cammino in apnea,
tra le rose sgualcite e il tempo
che torna coi suoi trofei di plastica;
le resurrezioni mancate gettano
una macchia
tra i sepolcri dell'eternità.
La vacuità è un'assedio
e brucia ancora la mia bocca
della voglia di te
che eri solo un'idea
tra ronde di foglie morte
nei viali vuoti di senso e di perchè.
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