La mia malattia
questa inguaribile mobilia di parole
senza mai lutto.
Inquietamente vivo
polverosa e cristallina
e …senza voce sento meglio
quando sfioro, semplicemente
come fa la neve, la pioggia
e percepisce la scossa della terra
il nobile contatto dell’istante elettrico.
Ed è così, la mia malattia è fatta di parole
sotto la brace di ceneri mai spente
sepolta da un vuoto di mani gelose
che se ne vanno a stringere calori inesistenti.
La mia malattia chiusa nell’eco di silenzi,
febbricitante di scintille
e brusii portati da altre parole,
ed anche le tue,
che ogni tanto narrano di te
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