La solitudine
un anfratto
dove rimani a vegliare
il sonno della tua inquietudine,
t’immagino fragilità dolente
mentre raccogli il peso di te vero,
e persino quando travasi nell’altro io
dove la vita può scovare un senso.
La sento questa sopravvivenza binaria
che t’invade e ravvisa in rumore sordo
eco solo ai tuoi orecchi stupendi
per quel che si dice -troppo-
ahimè, destino di chi molto ha in dono
ma tormento che scorre sottile
su quel baluginìo di vertigine irreale
che è la tua frontiera.
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