Le pause tra i tuoi baci
Inizio questo libro il quattro maggio.
Il mondo è pieno di pollini.
Torno in macchina per la Lauretana
guardo il mio borgo comparire tra distese verdi e gialle.
Penso ai tuoi tuffi in un mare di gomma.
Rifaccio il letto considerando che Briciola non c’è più.
Ci si abitua all’assenza di tutto,
mi abituerò anche alla tua assenza?
Che mondo popoliamo se non siamo capaci a dargli visioni?
La stanchezza della sera
grida i dolori del mio corpo.
Mi spoglio pensando che poi mi vedrai tu nuda,
Studiare la tecnica dei veri tuffi non è facile.
Il segno di un bagno in vasca con te,
più bello di quando intervisti.
Come uno squalo mi proteggi,
La magia per tenerti afferrato.
Il mondo.
Il punto di vista da una capriola nell’aria.
Il sogno delle Olimpiadi,
tuffato nella magia dell’amore.
Come i racconti delle mille e una notte.
La pelle che tu cambi in me,
per il meglio di me.
Meglio di un siero idratante mistico.
Un tuffo nel pubblico immerso in radici di alberi.
Una capriola nel romanzo.
Chiusa in uno schermo blu a Sidney
o in giro per musei,
O sdraiata a letto mentre ti aspetto
studio la storia degli aborigeni.
La tua anima nella mia in un volo d’upupa.
La vecchia cucina a legna della nonna Chiara.
Il rumore della Saimac di nonna Anna.
Una sezione di alberi disegnata
nel mio profilo come in un mosaico bizantino.
Le tue domande, il tuo profumo in bocca.
Il mio corpo aborigeno.
Le emozioni di quando mi abbracci.
Esperienze sempre nuove, sepolte dentro.
La memoria dal mio ombelico,
gli occhi tuoi che custodisco.
Le invocazioni per la nostra croce rinnovata.
Puntata in alto, a dio.
Su una scala d’oro insieme a te.
Il red carpet del Paradiso.
Con una borsa nuova che mi difende,
Le mie iniziali e le tue colorate ovunque.
Più tempo ancora per studiare i musei,
una scala di parole rosse di sangue,
il cerchio di mio figlio che gioca.
Oggi pioverà?
Un tuffo di anime nella piscina che sembra il cielo.
Mi tuffi tu nel paradiso,
da Sidney mi tuffi tu,
negli organi della vita.
E i tuffi miei organi della vita e della salute.
Organi dell’anima.
Il memoriale dei vivi e dei morti
per un latte all’inizio dei giorni,
ogni mattina il mio spazio vicino al tuo.
Le gambe di mia figlia accanto alle mie.
Il mio corpo dell’arte,
il dolore per Briciola che torna sempre.
Esalazioni della memoria.
Ancora sento Briciola nel letto.
La paura di perdere le cose,
i fiori che vengono dalla storia per me da Briciola.
Il suo bene, il suo amore.
Pulire in cantina.
Il sogno dell’alloro nella zuppa di fagioli,
guidare con la luna piena di maggio.
E poi, talvolta, un mondo fatto da mio fratello.
Quando cucinavo per Briciola, nella padella.
Stanotte ad Asciano non pioverà,
guidare con la luna piena.
La voglia di mangiare qualcosa di dolce
Quando torni a casa dopo il lavoro
la fissazione di mio padre per le penne,
l’odore della pipì di Briciola
Lo stesso odore di quando è morta
la luce della luna piena di maggio
che illumina questi fogli.
Svegliarmi con te: l’aspro e saporito dei kiwi
tu sei il mio pubblico, tutti i miei gusti di uomo
Bellissimo arcangelo, perfetto in tutto
E anche il corpo di nostro figlio.
avvolto nelle acque della vita.
Protetto con la tua shammy da ogni impatto.
Il corpo celeste di nostro figlio sdraiato.
Con la mia pelle che raccoglie la luna dei vivi,
Con la tua che resti morbido in ogni sfida.
Parlo con Santa Caterina nella sua icona dalla cucina.
I santi vogliono un altro cane?
Il dolore alla spalla destra.
Un nuovo cane che partorisce una tigre.
Il tuo cane che ti protegge dai trampolini.
La tigre della memoria, il corpo dei musei,
Il corpo dell’arte.
La fedeltà come umanità.
l’arte in soccorso della storia,
una visita al Museo White Rabbit a Sidney.
Tu sei come loro, un arcangelo perfetto,
un uomo straordinario.
Tu sei come l’oro trasformato nel corpo della storia
non solo degli sportivi.
Ho degli incubi e delle paure ricorrenti
che scavano nello stesso dolore allo stomaco
di quando è morta briciola.
Sono dolori di un coraggio di campionessa
anche io, a modo mio, sono una campionessa.
È un dolore di paura.
Il dolore dell’ignoto e della vertigine,
Il dolore delle vertigini.
Le mille anime che mi investono,
Le paure di donna che dorme da sola al buio,
Con la luce che dai lampioni illumina la finestra e dentro la stanza.
Il potere profondo e occulto dei deserti cretesi.
La profondità dei denti che non sono dritti.
Cercare di fare il meglio che posso per aiutarmi
Nonostante le paure.
Tuffarsi nelle paure.
Nella paura che le cose non vadano come previste,
l’impotenza appresa.
La paura di minacce esterne incontrollabili,
le paure ataviche e ancestrali
dentro di me fermate allo stomaco.
Come una preistoria della paura.
Nello stesso punto delle paure di quando è morta Briciola,
nel punto in cui le paure si fanno ruvide come depressione.
Un punto in cui implodono come resti di una stella che sono,
soffocata dalla mancanza di possibilità.
È un discorso borghese.
È un discorso che voglio fare con te.
Un male che mi prende quando tu sei sveglio e io dormo.
Il beato angelico e la palma alla destra del quadro,
sullo sfondo la cacciata dall’Eden.
Gabriele che sussurra il segreto e questo segreto diventa parole.
Nelle pause di un bacio.
Come le pause tra i tuoi baci.
Il biondo oro dei tuoi capelli.
La velocità delle tue mani.
Pregare per te.
Con una profondità che ormai tocca le paure.
Ma è anche impotente.
L’impotente profondità degli adulti.
Il fondo di una stanza dell’anima,
con il tuo corpo in cima,
coperto da foglie di una strelitzia:
Il fiore del paradiso.
Affrontare tutte le paure,
Smettere di toccarmi i capelli nei video.
Smetterla di avere paura di non sapere chi sono.
Di non sapermi controllare in pubblico.
La voglia di piacere al pubblico
l’incapacità di mettere talvolta lo smalto alle unghie.
La passiva difficoltà di essere seziente allo spirito.
Le paure che maschero come il pulcinella e l’arlecchino di Severini.
Un sapore di tartufo nell’aria a piazza Signorelli a Cortona.
Un sapore di tartufo in bocca e giù in gola.
La sensazione di aver collezionato un momento importante.
La puzza di pipì di briciola che ancora mi sembra resti nel letto.
La puzza di pipì che aveva addosso quando è morta e nell’aria.
Quel momento che sono sola.
Da quel momento che veramente nasce la mia solitudine.
Il segreto di quel silenzio.
Il dolore di quell’abbandono.
L’averla lasciata morire sola.
La sensazione che qualcuno possa lasciarmi così sola.
Tutta questa agitazione e fretta per farmi percepire e amare.
E non riuscire a pianificare le cose con calma, per paura.
È quella voragine che ho dentro
che non mi permette di pianificare le cose,
eppure in quella voragine c’è il tumulto della mia vita.
I colori blu dell’alba, una scia nel cielo.
La sensazione che c’è chi voglia aiutarmi.
E che posso aiutarmi anche io, ancora.
Riguardandomi, perfezionandomi.
Ricordando chi ero.
Se la personalità agitata era la stessa.
Se le paure erano diverse.
Briciola si è portata via la mia individualità con la morte.
Le agitazioni vengono dalle insicurezze.
È un momento di profondo dolore.
Disciplinare la forma è disciplinare il contenuto.
Il segreto di un angelo, una annunciazione.
Pietà domando al Signore anche per quando sono brutta.
Il volto di Santa Caterina che mi richiama dalla messa.
E tu nel tuo sogno biondo,
Felice come Gabriele, sereno e soddisfatto
Come il più bel capolavoro di dio per me.
Con la tua medaglia, con il tuo oro, immerso nell’oro di dio.
Sabatina Napolitano
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