Nessun commento, come ci aspettavamo
e intanto si continua a camminare.
Radure (sembra che passino)
mentre mi muovo da uno specchio a un altro.
Faremo in tempo a chiudere il portone?
Di fronte: conoscenze (servono a intercettare un’altra storia)
come immagini profonde a intersecarsi
ma la notte diventa un ascensore:
sempre la stessa retta.
E noi di noi che dire? Tu soltanto.
Più tardi: capperi nel cestino di una donna
come un’esclamazione.
Scende le scale verso la campagna,
il paese alle spalle,
il sole sulla testa, il vento accanto
il tremolio dell’aria, il mio stupore
le ciliegie sui banchi del mercato
le pesche
dove le guance scottano
ma ho lasciato il telefono sul tram
e forse mi hai chiamato
come anni fa, quando ero vecchio
e a volte mi sembrava di sbiadire
quando i pensieri passano.
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