Sapevo che saresti venuto.
Ho aperto la porta.
Sei azzurro indaco.
Prendi la maniglia della conchiglia,
apri la porta mi apri.
Nessuno ti somiglia.
Ho pianto troppa pioggia.
Sono scesa e risalita
senza andare in nessun posto.
Un dettaglio.
Il treno stava nei pensili
nel canale lacrimale
che lacrima e nessuno aggiusta
il lavandino.
Tu, dunque.
Un poco avanti. Un poco indietro.
Un poco azzurro. Un poco indaco.
Quanto sono fredde le tue mani;
un altro prese le mie le mise
in una rete di steccato,
questo può guastare la scena.
Ti spogli.
Hai ali di cenere lo vedo dalle
tue scapole rosa rosa
ci affondo, mordo i tuoi capezzoli
assieme al copione
non vedi che mi muovo in bilico?
Dici detto ordini,
io sono un ultimatum,
il migliore inferno che potesse mai capitarti.
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