Non avevi mai freddo
le crude stagioni degli anni passati
quest’anno ti sei arresa al tepore
della mia coperta lavanda,
tu stretta come in un nido,
io pigolante nello schiocco d’un bacio.
Sto bene, sto bene, ripeteva la bocca
nel tuo viso spesso gelido,
le orecchie come tagliate dalla bufera.
Avevo dubbi persino
che il sangue scorresse nelle tue vene
ma un pungolo d’ago svelava il mistero.
Avevi fame le passate stagioni, a metà mattinata,
chiedevi sempre qualcosa di buono,
d’insolito, strano, di nuovo.
E d’improvviso non hai avuto più fame.
Hai smarrito la voce e le parole
nello sforzo d’emettere un suono.
Solo gesti per dire ch’era prossimo
il viaggio senza ritorno.
Poi fu solo il buio della notte
e lo spegnersi lento d’una candela.
E l’acqua che tremava negli occhi
ogni volta che nel ricordo ti stringevo le mani.
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