È misera la patina del rame,
un fiore arrugginiva nella
brocca, e le colline in riva
scolorivano tra terra fina.
Blu verderame chiamai
i tuoi occhi inerti, e con
la ciocca legata a nuvola
feconda inseguii una
memoria sfumata come
tratto di pittura.
Tempera affilata da colori
tenui.
Non mi bastarono le ciglia
tue sulle mie, che l'inchiostro
sui sopraccigli furono due
ali di corvo in volo, a sciogliersi.
Non mi basterà ora pensarti,
nè tenere le mani nei tuoi
guanti di pecari blu, bucherò
con lama affilata la tela,
che la mia mente non
imprima più il tuo viso
ridente svanito.
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