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A Martina Rosa

di Annalisa Scialpi
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Pubblicato il 02/06/2026 10:25:01

Stavi - i capelli troppo biondi -

come un fiore dimenticato

in un'agonia d'ombre.

I silenzi ti saltavano addosso

dalla cutizza del tempo

che ti mise a fianco

un monolite di maschio.

E tu, nella tua vergine semplicità,

la brina che ti saliva dagli occhi:

'"Non voglio", dicesti.

 

E la rugiada ruzzolò

tra tizzoni e cinigia,

i musi pieni di baffi di tua nonna,

i grembi di tufo,

le uova marcite sotto il sole

feroce,

che bruciava i germogli.

 

"Non voglio". E le mani rosa

che presentivano le grinze

si chiusero

sopra il merletto da sposa,

tuo sudario.

 

Ti accompagnava un cuore

buono,

la fedeltà alle catene - pure quelle

di dentro i cimiteri

da dove tuo marito

ti portava il pane

e non dei vivi.

 

Il pane che ti fece ferma

dalla parte del cuore.

 

Gridavi, nella stanza

e i figli nati dalla schiusa

dicevano:

"Poverina, è la malattia".

 

Quel grido è treccia di cavallo,

nonna, tra le mie sbrigliate mani.

 

Vengo a prenderti, ora.


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