Non so come ti chiami,
quando si sia inceppato il motore,
la bobina, la raggiera.
Non lo so perchè le parole buone
sono scivolate via
dai troppi ingorghi senza sutura;
s'inceppò la chinghia dell'amore
ancor prima della partenza.
Non so nemmeno perchè
ti mescolo a quegli amori senza
cuore che insinuarono, tuttavia
il sospetto che avessi un cuore.
Non c'è ritmo
che tenga questa febbre.
Disarticolata procedo e mi
lecco la bocca pensando ai
tuoi baci
lontani come l'albero del sole.
Hanno tutti certezze.
Gli illuminati si vendono dio
per tre etti di applausi;
io non ho mai avuto certezze.
Come pensi che possa incontrarti?
Per quali tragitti aerei
potrei trasmutarmi in un sogno
di arterie di vene che si danno
e si levano sangue?
Non ho mai fatto caso ai volti.
Viviamo in un circo strano;
un giorno la pelle si strappa
e un oh! spara il fiore
nasconsto tra le labbra.
Se vuoi puoi stare qui,
ti do il privilegio di abitare
questo nido di parole,
di cogliere l'oro delle spighe
prima della ferocia del giorno.
Se vuoi.
Perchè non c'è domani.
Nemmeno noi.
E ora invitami a ballare,
se vuoi.
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