Stasera, camminando, un'intuizione
mi ha attraversato come uno sparo:
che ci faccio con te?
Kalì risale dalle nebbie,
dal tracollo del ritmo,
dove attracca la melma della simbiosi.
La vergogna è salita come fumo.
Ora basta, ho detto.
Ma come si va sotto assedio,
nuda come un gatto nella notte?
L'ho chiesto al fiaccolone in pietra,
al pesce mangiato per fame nel
ristorantino carino.
E ora ?- ho chiesto all'altra me.
Dalle sabbie si sono mossi serpenti,
si è mossa la luna, gialla
sulle miserie degli uomini.
Dai che il mondo non è orrendo,
hai un sogno d'elio in un mondo di ferro.
Non noti la contraddizione?
Nessuna risposta.
Solo pesantezza col canto dei grilli;
uno schiaffo, ancora un alibi all'illusione.
Il sonno dopo il veleno,
dopo la fuga dagli orchi addomesticati
nella palude perpetua.
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