Ai piedi dell'arcobaleno,
magico luogo al centro del mondo
dove avevo piantato il seme della speranza
che i suoi colori avvolgessero il mondo di bellezza,
fra le fronde degli alberi e dei cespugli sempreverdi
vedo dipinta sui volti dei miei amici
gnomi, folletti, ninfe e fate
una muta domanda.
Respiro e sorrido...
Mi siedo sul sasso dove aleggia ancora l'odore di quei giorni
e narro loro di una notte in cui le stelle mi presero per mano
conducendomi sulla soglia dell'eternità,
dove fra le sue pagine lessi cos'era la speranza
e dove capii di aver sofferto
per ciò che era diventata
e non per quello che è.
Avevo compreso e lasciato il mio sconforto fra quelle righe.
Dico loro ancora di essermi sentito,
in quei momenti di travaglio in cui partorivo me stesso,
come un naufrago approdato su una sperduta isola deserta,
ma quando il mio sguardo
aveva abbracciato ciò che lo circondava,
un impercettibile sorriso era fiorito sulle mie labbra
e finalmente sapevo di essere libero dalle invisibili catene
che mi tenevano legato a quel passato,
simulacro intorno al quale
avevo cavalcato chimere e illusioni...
e di aver trovato un posto
che potevo finalmente chiamare casa,
me stesso, la mia anima,
dove far fiorire la speranza per un mondo migliore.
Sento i loro sorrisi volteggiare su ali di farfalle
per poi allontanarsi lasciando il tintinnio di un'eco.
Solo su quel sasso
e spoglio dell'angoscia che aveva vestito la mia vita,
un mesto pensiero corre a te,
speranza dimenticata,
al giorno in cui forse incontrerai te stessa
e deciderai se restare ciò che sei diventata
o ciò che di te aveva riempito il mondo di bellezza.
Adesso la mia anima cammina leggera,
ma il mio cuore è triste per ciò che sei,
per ciò che eri,
per ciò che l'uomo ha perduto
e deve ritrovare.
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