Io ti incontrai nel giorno pieno di sole,
quando ancora non sapevo che il sole
urla, trafigge sottopelle.
Ti incontrai,
ed era un giorno assoluto, senza neve,
come l'erba, le case arancio,
dove già l'oro mangiava la ruggine ed
era ancora dolore,
che tu sentivi nella tua solitudine densa.
Ti incontrai
e vidi la fuliggine delle idee roteare attorno
al tuo bel corpo di quercia invecchiata.
Ti dissi vieni che il vino non è finito
e le cantine sono ubriache d'estati.
Fiorì la stagione dei melograni e delle
pesche dure,
che s'apre come un mistero tra le cose
rotte del mondo.
Io e te lo vedevamo.
Ma io ti vidi così forte che la luce
ti forò; in fretta tornasti al cliché.
Eri un dio, ma come un pover'uomo
spolversti i breviari, mentre il fuoco
- lo so - ti mangiava i lombi, ti consumava
nelle notti insonni di insorte canzoni.
Per un attimo, tornasti,
come se non fossi mai fuggito.
Bastò l'attimo
a rubare il fuso alla Parca,
che già tagliava.
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