Vengo a cercarti in questo meriggio
pigro, di lumaca sciolta al sole.
Faccio le scale, bianche.
Non m'attendo principi, lo sai:
è una misura cautelare, una misura
di igiene in un mondo igienizzato.
Cosa ci fai con quella manica grigio
antracite, grigio topo e quella camicia
bianca, che scolletta sul polso?
Sembri un'invenzione o il ricordo degli
amidi sui centrini dei vecchi, nei
monolocali abbuffati di sughi stracotti.
Scusa
Lo so che è una prevenzione,
ma è un po' come scuotere la scatola
dei fiammiferi e vengono giù tutti,
tranne tu, tranne io, ovviamente,
che cerco ancora al mercato
gli occhiali da sole per la mia bambola
mai spinta nel carrozzino mai esistito.
Vuoi un rocher, un pizzitello alla cipolla?
Ti prego vieni a slegarmi le mani, dici.
- Dove me le metteresti le mani? -
Non sai che tutto è un déjà-vu, una
frizione a scomparsa, un'auto senza scomparti?
Solo polvere che s'appiccica sul cruscotto con
l'odore delle patatine (a) consumate sul sedile.
Ti prego, non essere banale.
Se vuoi, da questa botola, così legato,
possiamo visitare i Jardin des Tuileries,
vedere i fiori di Parigi, possiamo
allenare la carne in altri modi - ti libereresti
di quei rotolini così poco professionali. -
C'è una zingara che fa le carte,
una bambina che corre e ride.
Ci sono i rivoltosi della Bastiglia,
Luigi XVI ancora vivo,
gli illuministi nei cafè.
Oh, ti prego, non essere banale,
come tutti quelli che si alzano i calzoni.
Prima che tu ti fermi come una giostra,
prima che il tuo mocassino agonizzi sulla chianca,
prima che il popolo torni alla riscossa,
prima che gli onischi prendano il sopravvento,
prima delle bugie,
prima della sirena della cava,
prima di quelli che uccidono i bambini con le bombe,
prima che la pietà si secchi come le estati,
prima che il contratto sia stipulato,
prima della fila delle formiche rosse,
prima dell'avvento del cristianesimo,
delle minestre che gonfiano,
dei mondiali di calcio,
dell'alfabeto morse,
delle madri scofanate di raggia,
dei padri secchi come travi,
dei confetti rancidi nelle teche.
Prima,
non muovere un passo.
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