Come se non mi appartenessi.
Come se il verde fosse troppo verde,
il bianco una condanna. Una sedia
dell'inquisitore; punte nella schiena.
Come se lo spazio fosse troppo,
la nebbia argento colloidale.
Come se non fossi certa delle ossa.
Come se l'ossigeno non fosse necessario.
E il mondo si divertisse ad aprire
e chiudere coperchi.
Come ghiaccio sulla sabbia.
Come se chi mi credo di essere
svaporasse in un singhiozzo.
Come se domani salissimo le scale
con la passamaneria di ruggine,
il livido sulle pareti.
Come se il pianto scalzasse il fango.
Come un'ipotesi. Un'apoteosi.
Come se il mondo fosse un grande cimitero
tra venditori di illuminazioni.
E la tristezza fosse una ciotola
o un sacchetto della spesa floscio
che ti porti appresso.
Come se il freddo fosse un serpente
nelle vene.
O cercassi qualcosa, ancora, al
mercato delle illusioni.
Come se domani mi alzassi
perchè così si fa tutte le mattine,
come se l'ultima illusione che crolla
fosse come i piedi ulcerati.
Come se il mondo è un globo nel vuoto;
truffatori gli inventori delle nazioni.
Come se.
Il freddo si scrosta,
sa di muffa,
di tutte le bare aperte
su cui ho camminato.
Fingendo.
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