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Il finestrino è una membrana fredda
che separa il corpo dal resto.
Fuori, la terra, assorta nel dondolio,
sfuma in un lago di fango e di specchi,
mentre il treno taglia la nebbia
senza chiedere il permesso alla pianura.
E l'acqua che sommerge i campi
è la stessa che sale, silenziosa, dentro:
un dolore d’appostamento,
una piena improvvisa che non bussa,
ma rivendica il diritto di sommergere i margini,
di farsi riva.
Così si stratifica la duna degli anni,
foglio su foglio, fango su fango,
nella mente di chi guarda la velocità del mondo
e si scopre con le mani vuote,
senza più la forza di arginare il tempo,
senza più la pretesa di chiamarlo mio.
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