Oh bambina,
dov'è il tuo cavallo bianco?
Spunti inattesa,
frigni - così ti dicevano.
Il volto ti si deformò,
mostruoso,
come il bambino sulla giostra
dalla faccia bruciata.
Oh bambina,
han preso i tuoi sogni,
il tuo abito di fatina,
per pulircisi il culo.
Hai bloccato la danza.
Nessuno ti ha mai comprato
le scarpe da ballerina.
Ha preferito mattoni su mattoni,
tuo padre.
E ora che vuoi?
Perchè piangi coi miei occhi?
Mi fai le scarpe di cristallo
con le tue lacrime...
Ti ci porterò, al ballo,
con una cesta di frutta e di miele,
e strapperemo il velluto al cielo
per farci un vestito nuovo.
Credici bambina,
credici.
La tristezza te la diedero i fiumi,
perchè la tua vita fosse vascello
tra le arene delle tue rivoluzioni.
Tu credici,
nessuno riuscì a spezzare la stella,
unico oro,
e il sangue delle ferite, dei sogni uccisi
adesso è colore.
E il bianco dei tuoi vuoti ti si fece tela
per scolpire il tuo paesaggio,
il tuo regno.
Il nostro regno che non sta in nessun cielo lontano,
tranne
che sulla terraferma della nostra follia.
E lei che sa i nomi
per sbrigliare le redini alle rondini d'estate;
l'accordo segreto che ricuce il mare.
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