Pubblicato il 14/07/2026 15:10:13
La speranza è asciutta; la secca si mangia l'aria come io un tempo addentai la tua bocca di frutta acerba. Il sole bivacca sulle scruasce, punta il faro sui morti. Cavalco un mare di lacrime e guido, penso, scrivo. Quando il malessere era un chiodo tra le mie fronde verdi e il corredo da cucito già gettava sul marmo fili sconnessi, senza un luogo per dirsi, per ricordare i fiori. Tutto era già pesto nel mortaio di giorni di cecità. C'era il diluvio e pensavo bastasse un ombrello.
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