Vidi una notte agonizzare
languide viole, con nivee
sbavature di colore.
All'alba la sua bocca si fece
profezia inciampando tra
radici e frasche del giardino,
disse che il tempo ora è
rimosso e se si vive tra
i fossati non si ambisce
ad alte vette.
Risposi allora, spogliando
di prudenza la mia lingua,
che i sogni trafelati anche
tra pozze intorbidite sono
portati in cima a nuvole
sospese, e quando a te
poi penserò, un vento caldo
mi porterà la voce, la tua,
di vela chiara che non saprò
dimenticare.
Si schiusero così le viole
al mio sussurro, e il cielo
si scostò svelando una scia
di luce, il caos si sciolse
in oro rosa e fu di colpo
indicibile sostanza.
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