Esistemmo, io e te:
come esistono quelli
che s'incontrarono nell'isola
degli spettri.
Esiste un momento
in cui la musica rotola
da corpi vuoti
e rivela il suo turgore di sega?
Sperpero molte ore
- è questo il problema -
che dovrei conservare
per le notti fredde
come montagne.
Le spreco perchè
sono stanca
e sazia di digiuni
e se tu lo sapessi
mi porteresti la tua ciotola vuota,
piena solo di lussuria.
Oh, quando ti vidi,
tronfio gallo cedrone
a far roteare piatti cinesi!
Come ho potuto? mi sono
detta.
Ma si sa che la corte
ha i suoi buffoni,
fatti per mangiare briciole.
Ti vidi come una confermazione
delle estati bruciate,
dei giorni abbuffati d'addii:
giorni di pietra, marciti
sulle solite scale che salgono
e scendono;
senza stanze.
E poi il dottorino tra i denti del balcone,
la pianista di sopra
persa in una nenia,
che lasciava indenni gli spigoli
del palazzi.
Ed io a pensarmi diversa,
capace di scansare presepi
di carta roccia marcita.
Vedi,
sei già scomparso
nei giorni stesi, annaquati
di acqueragie celesti.
Vedi,
i chiodini sono sparsi
e non c'è nessun quadrato,
nessun cerchio da fare.
Il piede ancora s'arena
in questo niente che salta
dalla carta del pane.
Tutto questo accadde,
mentre tu non c'eri.
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